Abbiamo parlato spesso di emigrazione, di uomini e donne bellunesi che sono partiti portandosi a volte solo un pugno di sogni. Lavori duri, sfiancanti: lontano da casa e dagli affetti.
Anche le donne hanno contribuito come balie o portatrici di gerle, spesso giovanissime mandate a lavorare per sostenere l’economia familiare e non sempre in situazioni semplici. A volte rimaste vedove a causa della guerra con i figli da mantenere.
Tra i tanti lavori, le bellunesi hanno fatto anche le mondine in Polesine.
Con l’acqua fino alle cosce, avevano il compito di estirpare le erbe infestanti, di espiantare ed piantare le piantine di riso. Le macchine oggi sopperiscono a questo lavoro ormai diventato storia.
Ebbene le donne partivano da tutto il Nord d’Italia per fare la “stagione”. L’orario di lavoro era dettato dal sole: quindi dall’alba al tramonto in queste distese di campi. Le ricordiamo con cappelli a falda larga per ripararsi dalla calura.
Nelle risaie si stava per circa 40 giorni e le donne dormivano in grandi capannoni, che erano muniti di poche comodità. Era un lavoro duro, faticoso e il salario basso.
Stare con le gambe in acqua per giornate intere era malsano, anche a causa delle erbacce che tagliavano le mani. I diritti delle lavoratrici? Nulli, dovevano sottostare a “caporali” che erano poco disponibili al dialogo. La vita ordinaria di una mondina può essere paragonata a quella di un soldato in caserma. Il rancio, tutte insieme, e l’obbedienza alle regole del padrone, oltre che del caporale.
Spesso troppo lontane da casa, dagli affetti, ma caparbie nel farsi riconoscere i loro diritti.
Molte lottarono affinché fossero riconosciuti i loro diritti come lavoratrici e, nonostante le difficoltà a volte, ci riuscirono. La loro “arma”? Il canto. Sì, proprio il canto che intonavano nelle risaie durante le lunghe ore di lavoro. C’erano strofe che esprimevano il malcontento, il lavoro sotto pagato o la malinconia per un figlio lasciato a casa. Il lavoro della mondina divenne così un fenomeno sociale e canto pacifico, la rivendicazione dei diritti negati.
Molte donne morirono nelle risaie, per febbri improvvise o piegate dalla fatica. E venivano ricordate dalle compagne con il canto.
Alla prossima!





