Inclusiva, solidale, accessibile: con il Cai di Feltre la montagna è a portata di tutti

Inclusiva, solidale, accessibile: con il Cai di Feltre la montagna è a portata di tutti

E se la montagna fosse una terapia? Lo è a tutti gli effetti. Anzi, è “Montagnaterapia”, come il nome del progetto inserito nella “Settimana nazionale dell’escursionismo”. Proprio in quest’ambito si inserisce un gruppo di volontari della sezione Cai di Feltre: la loro denominazione? “Montagna che aiuta”: il gruppo è nato a novembre 2021 per volontà di alcuni soci e del presidente Angelo Ennio De Simoi. Ebbene, in soli sette mesi sta realizzando il sogno di una montagna inclusiva, solidale e accessibile. A oggi il gruppo conta ben 45 soci volontari e ha da poco organizzato una giornata dedicata all’escursionismo adattato.

I PERCORSI – Quattro i percorsi proposti, in due giornate, così da offrire la possibilità alle persone con disabilità motorie e sensoriali di scegliere: «I tre percorsi della Val Canzoi – racconta Lara Pilotto, pediatra e referente del gruppo – hanno permesso agli escursionisti di esplorare una valle unica nella sua biodiversità, che colpisce in modo diretto e forte tutti i sensi: come lo scroscio dell’acqua, il profumo e il fresco del sottobosco, i chiaroscuri del movimento delle foglie». Quindi, il Monte Avena: «Abbiamo percorso l’itinerario accessibile, suggestivo per gli ampi spazi che si aprono allo sguardo, man mano che si sale verso la sommità dei grandi pascoli: le Vette Feltrine, la catena del Lagorai, l’Altopiano dei Sette Comuni, il Massiccio del Grappa e la vallata. La montagna è bellezza ovunque e la sua condivisione con persone con disabilità la rende ancor più unica perché permette di vivere insieme esperienze nuove e di raggiungere un benessere psicofisico, rispettando i tempi e gli spazi delle persone accompagnate». 

DA SARA A GABRIEL – Tanti i protagonisti: «Sara, con le sue risate, riusciva a trasmettere felicità, compiacendosi della soddisfazione che provava suo padre Cristian a spingerla e nel vederla felice lungo i sentieri. E la tenace Laura? Non ne ha voluto sapere di salire sulla carrozzina monoruota e, nonostante la sua difficoltà a camminare, ha percorso tre chilometri stringendo le mani degli stupiti genitori. Ha sempre voluto vicino a sé altre persone: le abbracciava ogni volta che ci fermavamo per riposare. Poi Adriana, accompagnata dalla figlia Claudia e la nipotina Diana. Con commozione e orgoglio Claudia dopo tanti anni è finalmente riuscita a riportare sua madre tra i monti, che da giovane frequentava da esperta alpinista. Quindi Gabriel, il bambino che con la sua forza di volontà ha spronato i suoi accompagnatori ad andare avanti, a non fermarsi. Non è la joëlette che lo ha portato, ma è lo stesso Gabriel che con un balzo ci è salito sopra, aiutandosi con le braccia e portando con sé il suo sogno di libertà, l’indipendenza. La vita è bella e ti sorride perché sei tu che la vivi così». 

STELLA E DINO – Straordinaria anche Stella: «Una signora anziana e minuta, che con le scarpe da ginnastica e il suo broncio si è presentata al mattino per accontentare il figlio, dichiarando fin da subito che sarebbe rimasta volentieri a casa. Alla fine non voleva più andarsene e continuava a ringraziare chiunque per la bellissima giornata. Per chiudere, l’ironico Dino: è riuscito a far accettare agli altri il suo recente intervento che lo obbliga ad attendere la protesi sostitutiva della gamba appena amputata. Ha donato a tutti battute, facendo ridere a crepapelle chi gli stava vicino». 

SORRISI – Nessun dubbio, la montagna è inclusione: «La professione di medico pediatra – conclude la dottoressa Pilotto – mi porta a incontrare ogni giorno la malattia, la sofferenza e la paura, che i bimbi esprimono soprattutto attraverso gli sguardi. In quota, invece, ho incrociato tanti occhi sorridenti, colmi di felicità, con un sottofondo di risate e di voci allegre in sintonia con la natura circostante. La montagna unisce: quando percorriamo i sentieri che si fanno sempre più stretti, le persone, anche se sconosciute, si osservano e per un attimo si sciolgono con un breve saluto. Più i sentieri si allargano in strade forestali, per poi diventare strade asfaltate, più invece le persone si staccano e si disconnettono, allontanandosi tra loro senza nemmeno guardarsi e considerarsi. Questo non vale per l’escursionismo adattato: la connessione tra le persone è talmente forte e sincera che continua anche dopo le escursioni. Perché l’incanto della montagna li ha uniti ancora di più». 

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