Incidente mortale a Sedico, la Fiab chiede misure di sicurezza per pedoni e ciclisti

Incidente mortale a Sedico, la Fiab chiede misure di sicurezza per pedoni e ciclisti

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Fiab Belluno (Federazione amici della bicicletta), che interviene a seguito dell’incidente mortale di Sedico in cui un 51enne ha perso la vita mentre si recava al lavoro in bicicletta (Travolto mentre va al lavoro in bici, muore operaio Luxottica). La Fiab da tempo sostiene la necessità di interventi per rendere più sicure le strade locali, specialmente per i soggetti “deboli”, ciclisti e pedoni.

Fiab Belluno esprime profondo cordoglio per la morte di Alberto De Villa Gobbo, investito da un automobilista mentre si recava al lavoro in bicicletta. Questo lutto porta di nuovo in primo piano la pericolosità delle strade in Veneto in generale, e in provincia di Belluno in particolare. 

In base ai dati Istat nel 2020, anno del lockdown in cui il traffico era persino ridotto, in Veneto ci sono stati 9.839 incidenti con 12.919 feriti e 229 decessi, con un indice di mortalità (numero di morti ogni 100 incidenti) pari a 2,33, superiore alla media nazionale di 2,02. 

I morti per provincia sono stati 46 a Verona, 41 a Padova, 40 a Treviso, 37 a Vicenza, 36 a Venezia, 15 a Belluno, 14 a Rovigo. La provincia di Belluno registra un numero di morti solo apparentemente inferiore alle altre province venete, infatti esaminando il tasso di mortalità stradale, cioè i morti per incidente stradale rapportati alla popolazione media residente, la provincia di Belluno balza al primo posto con il tasso di mortalità stradale più alto del Veneto: 7,5; seguono Rovigo 6,1, Verona 5, Treviso 4,5, Padova 4,4, Venezia 4,3 e Vicenza 4,3. 

Esaminando la mortalità dell’utenza debole della strada, sulle strade venete sono morti 27 pedoni (7 in provincia di Vicenza, 5 a Treviso, 4 a Belluno, 4 a Venezia, 4 a Padova, 2 a Verona, 1 a Rovigo) e 24 ciclisti (5 in provincia di Vicenza, 5 a Treviso, 5 a Venezia, 4 a Verona, 3 a Padova, 1 a Rovigo e 1 a Belluno. Va inoltre sottolineato che nel 2020 il maggior numero di incidenti (6.882, il 69,9% del totale) si è verificato sulle strade urbane, provocando 111 morti (48,5% del totale) e 8.657 feriti (67,0%). 

Fiab, Federazione italiana ambiente e bicicletta, promuove i comportamenti rispettosi dell’ambiente nell’ambito della mobilità. Andare al lavoro in bicicletta è uno di questi comportamenti virtuosi: la bicicletta non inquina, non fa rumore, non produce gas clima-alteranti. La pericolosità delle strade italiane è il principale ostacolo allo sviluppo della mobilità in bicicletta, così diffusa nei paesi nordeuropei come Germania, Olanda, Danimarca, Svezia. Per favorire la mobilità quotidiana in bicicletta devono essere realizzate rapidamente adeguate infrastrutture e devono essere istituite e ampliate le zone 30 in tutti i centri abitati, infatti il ciclista o il pedone che viene travolto da un’auto a 70 km/h ha una probabilità di morire del 90%, a 50 km/h la probabilità di morire è del 50-80% mentre a 30 km/h si riduce al 10%. 

Infine, in uno degli articoli dell’incidente di Sedico, viene notato che “Non indossava il caschetto protettivo…”. Ora va detto chiaramente che il casco da bicicletta non ha la miracolosa proprietà di evitare le conseguenze gravissime, troppo spesso mortali, di una collisione tra un’automobile e una bicicletta, ma l’osservazione: “Non indossava il caschetto protettivo” può indurre il lettore a pensare che la persona in bicicletta si sia comportata in modo imprudente e quindi, almeno in parte, sia responsabile della gravità dell’incidente. Non è così.

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