Il Veneto ha detto sì alla legge sul fine vita. Con 32 voti favorevoli, il Consiglio regionale ha approvato ieri (mercoledì 2 settembre) il testo di iniziativa popolare “Liberi Subito”, al termine di una seduta fiume iniziata martedì e segnata da discussioni serrate, emendamenti, fratture interne e consiglieri combattuti tra le indicazioni di partito e la propria coscienza. Per la prima volta in Italia, è una Regione guidata dal centrodestra ad approvare una legge che disciplina il suicidio medicalmente assistito nel perimetro tracciato dalla Corte costituzionale. Il Veneto diventa così la quarta Regione ad adottare una normativa sul tema, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia Romagna. Un passaggio che segna un punto politico rilevante e che arriva dopo mesi di confronto, pressioni, mobilitazioni e un dibattito che ha attraversato l’aula e la società civile.
Martedì, nel suo intervento, il presidente del Consiglio regionale Luca Zaia aveva invitato a guardare oltre le contrapposizioni: «È fondamentale ascoltare l’opinione di tutti. Là fuori c’è un mondo che ci guarda. Ma è giusto che sappia che non stiamo votando sul fine vita: stiamo facendo un atto di civiltà». Una posizione che Zaia sostiene da anni e che ha contribuito a orientare il dibattito interno alla maggioranza.
Decisivo, nel percorso verso l’approvazione, il pacchetto di emendamenti presentato dal presidente della Regione Alberto Stefani, che ha rivendicato una linea improntata al “favor vitae”. «Nulla è più importante della dignità della vita umana», ha dichiarato dopo il voto. «Ho lavorato alla stesura di emendamenti che modificano sostanzialmente il testo nel senso della tutela della vita e che permettono di approvarlo nel quadro delle sentenze della Corte costituzionale». Stefani ha sottolineato tre obiettivi: garantire l’accesso alle cure palliative, rafforzare il ruolo dei professionisti ed esperti in bioetica e tutelare la volontarietà del medico. Tra le novità, l’introduzione del parere rafforzato del palliativista nella Commissione chiamata a valutare le richieste di suicidio medicalmente assistito.
Zaia, dopo il voto, ha parlato di «risultato importante» e di «atto di responsabilità». «Abbiamo approvato una legge per pazienti e famiglie, ma anche per medici e operatori sanitari, ai quali viene offerto un quadro più chiaro per affrontare situazioni complesse», ha dichiarato. E ha ribadito che la legge «non introduce il fine vita né un nuovo diritto», ma organizza le procedure già previste dalla Consulta.
Soddisfazione anche dall’Associazione Luca Coscioni, promotrice della proposta. «Dal Veneto arriva finalmente una scelta rispettosa dei diritti e delle libertà di chi soffre», hanno commentato Marco Cappato e Filomena Gallo. «La legge garantisce tempi ragionevoli e procedure certe, evitando che persone con sofferenze insopportabili debbano affrontare lunghi percorsi burocratici». L’associazione ha ringraziato i 9.000 cittadini firmatari e ha rilanciato l’obiettivo di estendere il modello alle altre Regioni.
Nel centrosinistra, il capogruppo Pd Giovanni Manildo ha parlato di «passo avanti» e di «garanzia di effettività di un diritto». «Ora, con maggior forza, si chiederà una legge nazionale», ha aggiunto. «Bisogna arrivare a una tutela sempre più effettiva della libertà di queste persone».
Non sono mancati i contrari. Forza Nuova attacca duramente la maggioranza, definendo il voto «tradimento» e «portatore di morte», annunciando battaglia «in tutte le sedi» per difendere «la vita dal concepimento alla morte naturale». Una posizione che conferma quanto il tema continui a dividere profondamente il fronte politico.
La legge ora dovrà essere tradotta in procedure operative, con il coinvolgimento delle ULSS, dei comitati etici e delle équipe multidisciplinari chiamate a valutare le richieste. Ma il voto segna comunque un passaggio storico: il Veneto, per la prima volta, si colloca tra le Regioni che hanno scelto di regolamentare il fine vita, assumendosi la responsabilità di dare ai cittadini un percorso chiaro, trasparente e conforme alle indicazioni della Corte costituzionale.





