Il rischio chiusura del Centro antiviolenza portato nei consigli comunali

Il rischio chiusura del Centro antiviolenza portato nei consigli comunali

La prossima settimana nei consigli comunali di Belluno, Feltre, Limana e Pieve di Cadore verrà presentato un ordine del giorno per sensibilizzare i consiglieri e i sindaci sulle criticità che emergerebbero se venisse attuata l’Intesa Stato-Regioni. Intesa che prevede come requisito essenziale, per accedere ai fondi regionali, che i centri antiviolenza assicurino la reperibilità 24 ore su 24. E tale requisito è impossibile da soddisfare per Belluno Donna.

Da qui, la presa di posizione del Partito democratico Belluno Dolomiti: «Dopo i fatti di cronaca di queste settimane, con il femminicidio di Giulia Cecchettin, e con la vicinanza della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, abbiamo ritenuto di dover portare all’attenzione dei Consigli questa grave situazione, già emersa quest’estate e per la quale si è attivata anche la Consigliera Provinciale di Parità con una lettera alla Regione sottoscritta da molti sindaci. I I dati forniti da Belluno donna fanno emergere una situazione drammatica, con un aumento costante degli interventi negli ultimi 19 anni, dall’apertura del centro avvenuta nel 2004».

Maria Teresa Cassol, consigliera del Pd a Belluno aggiunge: «L’odg è stato firmato da tutti i gruppi di minoranza in comune a Belluno e sarà discusso nel prossimo consiglio del 29 novembre. Come ricordato nel testo del documento circa un terzo delle donne che si è rivolto in questi anni al Cav di Belluno sono del comune di Belluno, in pratica una ogni 10 giorni in media. Crediamo si tratti di un dato molto significativo che merita l’attenzione di tutti».

Sulla stessa lunghezza di pensiero, Marta Picinotti: «Sono contenta di aver presentato l’ordine del giorno anche nel comune di Limana e fiduciosa del fatto che il consiglio non possa rimanere indifferente. A un anno dall’entra in vigore dell’intesa stato regioni e a pochi mesi dalla sua attuazione, è il momento di agire, a maggior ragione visti i dati preoccupanti riguardo la violenza sulle donne e i recenti fatti di cronaca. Non possiamo rischiare di perdere l’unico presidio a difesa delle vittime». 

«Una presa di posizione istituzionale sul rischio di perdere il servizio del Cav di Belluno donna è oggi quantomai necessaria. Per questo crediamo sia più che opportuno portare il tema anche in consiglio comunale. Auspico che molti comuni seguano lo stesso percorso perché questo passaggio può senza dubbio contribuire a risolvere un problema su cui anche il consiglio regionale si è già pronunciato. Il tempo però stringe. Bisogna fare presto», conclude Sindi Manushi (in foto), sindaca di Pieve di Cadore.

Nei prossimi giorni molti altri comuni promuoveranno nei consigli questo appello lanciato dalle amministratrici del Pd: «Il tema del contrasto alla violenza di genere è infatti di primaria importanza. Non ci possiamo concedere il lusso di abbassare l’attenzione».

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