La tessera Fidal riporta una scritta a caratteri cubitali, vergati in inchiostro rosso: “Tokyo 1940”. Erano le Olimpiadi sognate da tanti atleti. E tra i giovani che avrebbero voluto parteciparvi c’era anche Pietro Dal Pont, di Castion. Per tutti, Piero “Parigin”. L’origine esotica del soprannome è diventata quasi leggendaria. Come epica – ma realissima – è stata la vita di Piero. Oggi suo figlio Oris la racconta con gli occhi che brillano. E proprio i Giochi di Tokyo 2021 – con la grande cerimonia di apertura e di accensione del braciere olimpico – gli fanno aprire gli scrigni dell’archivio di famiglia. Scrigni da cui esce una tessera Fidal, datata maggio 1940 (con tanto di numeri romani a indicare XVIII, il diciottesimo anno dell’era fascista).
Piero “Parigin” aveva 25 anni allora (neanche compiuti) e una passione sfrenata per l’atletica. Di più, anzi. Perché c’era del talento, ed era normale cullare il sogno di rappresentare il proprio Paese ai Giochi di Tokyo. Oggi come allora. Aveva vinto la medaglia di bronzo al campionato nazionale giovani di qualche anno prima, nella gara di mezzofondo (in foto, con il pettorale 280). Poi la guerra è diventata mondiale e le Olimpiadi in Giappone sono saltate.

Piero però le “sue” Olimpiadi le ha fatte lo stesso. E qui la vicenda diventa quasi leggendaria. A Castion lo ricordano tutti come fervente comunista (anche con qualche bonaria scena alla “Don Camillo e Peppone” con tutti i preti che si sono succeduti nella parrocchia). Ma durante il Ventennio “Parigin” era iscritto al Fascio. «Per entrare nella Fidal e poter gareggiare, non si poteva fare altrimenti» spiega il figlio Oris.
Da ottimo mezzofondista e da volontario pompiere venne arruolato per la campagna di Grecia. E ad Atene, nell’aprile 1941, durante l’occupazione italiana, si allenava tutti i giorni. «I tedeschi lo hanno notato e gli hanno chiesto di allenarsi insieme a loro» racconta Oris. Eccole le Olimpiadi di Piero “Parigin”. E mica in un contesto qualsiasi. Perché le truppe naziste si esercitavano nel mitico stadio Panathinaiko, quello realizzato nel VI secolo a.C. e restaurato nel 1895 per le prime Olimpiadi moderne. Altro che Tokyo 1940… «Mio papà mi raccontava che la passione per l’atletica lo aiutò a limitare le reciproche diffidenze con i tedeschi. E a ogni seduta di allenamento riceveva in premio una pagnotta». Ecco lo spirito olimpico autentico.

Poi le “Olimpiadi” continuano. Piero decide di fare il paracadutista ed entra nel primissimo corpo della Folgore. Partecipa agli scontri di El-Alamein e allunga il medagliere, prima di arruolarsi nel Corpo italiano di liberazione, all’indomani dell’8 settembre 1943, e risalire la Penisola con gli anglo-americani. Ma questa è un’altra storia.







