Un passo avanti, due indietro. È il balletto necessario per mangiarsi un gelato (o per andare a prendere una pizza, un panino…). Ieri, con annuncio urbi et orbi della riapertura, bastava recarsi in gelateria, guardare il banco e scegliere i gusti. L’ordinanza della Regione Veneto (la numero 42) si limitava a dire che «la vendita del cibo da asporto sarà effettuata, ove possibile, previa ordinazione online o telefonica». Lo stesso governatore Zaia aveva ribadito in conferenza stampa che sarebbe stata preferibile la prenotazione, ma non obbligatoria. Oggi, invece, dietrofront. Con una nota di chiarimento: «Proprio per consentire l’ordinato e controllato accesso all’esercizio e la limitazione quanto più accentuata della permanenza sul posto, si è previsto che l’asporto deve essere preceduto da prenotazione online o telefonica, sistema particolarmente agile e praticato già prima dell’emergenza, e deve avvenire con l’accesso di una sola persona […]. Ne consegue che l’asporto è ammesso solo ove è possibile e concretamente effettuata la prenotazione online o telefonica, non essendosi ammesso il puro e semplice casuale accesso ai locali di esercizio dell’erogazione del cibo». Per ribadire il concetto, la nota diffusa oggi aggiunge una frase eloquente: «Si conferma quindi che l’asporto è possibile solo per i prodotti e le consegne precedute da ordinazioni online e telefoniche. Ai fini dei controlli, la prenotazione deve essere adeguatamente documentata dall’esercente e/o dall’utente». Tradotto: bisogna certificare di aver prenotato, in caso di controlli.







