Sospendere il versamento al Fondo di solidarietà comunale per i Comuni sotto i 5mila abitanti? Possibile. Anzi, doveroso. Almeno secondo la Lega: «Se vogliamo davvero aiutare le terre alte, la Legge sulla montagna deve prevedere aiuti concreti. Non si possono togliere ai piccoli paesini le poche risorse che hanno». A parlare è la consigliera regionale Silvia Cestaro, firmataria della mozione “Fondo di solidarietà comunale: esenzione dall’obbligo di partecipazione o saldo di compensazione a pareggio per i piccoli comuni di montagna”, depositata nei giorni scorsi in Regione. Un documento che recepisce le difficoltà, le iniquità e i paradossi alla base di una misura, quella del Fondo di solidarietà, spesso basata su algoritmi e calcoli che tolgono ai piccoli territori risorse vitali per spartirle a favore, anche, di chi già gode di altri benefici e fondi. La mozione, in sostanza, impegna la giunta e in particolare l’assessore Francesco Calzavara a farsi promotore presso il Governo affinché all’interno della Legge sulla montagna venga tolta la quota del Fondo di solidarietà comunale dovuta dai piccoli Comuni di montagna molto turistici che, di fatto, si trovano a versare somme maggiori rispetto a quanto torna loro indietro. Un saldo negativo iniquo e da superare.
«Si parla molto di Legge sulla montagna di questi tempi spiega Cestaro -. La discussione sulla Legge aveva preso il via con aspettative molto elevate e condivisibili, si parlava di province interamente montane, di comuni divisi in fasce rispetto alla quota del municipio, di aiuti concreti nei confronti degli operatori sanitari e dell’istruzione che vogliano trasferirsi in maniera stabile nei nostri territori di alta montagna. Però poi, nel tempo, a me pare che il disegno di Legge si sia snaturato e abbia perso molte di queste connotazioni, è per questo che oggi rivolgo un appello trasversale a tutti i nostri parlamentari, specie a quelli delle province montane e del Bellunese, affinché vigilino perché la montagna non può essere generalizzata».





