Fauna selvatica: oltre 220mila euro di danni provocati agli agricoltori

Fauna selvatica: oltre 220mila euro di danni provocati agli agricoltori

 

«La popolazione di ungulati, cinghiali esclusi, si aggira tra i 33 e i 35mila capi. E le domande di risarcimento da parte degli agricoltori si moltiplicano; nel 2019 abbiamo registrato 135 denunce, di cui 98 da aziende agricole e 37 da privati, per un ammontare complessivo di oltre 220mila euro di danni». Ad affermarlo è Franco De Bon, il consigliere provinciale delegato a Caccia e Pesca.

I dati sono emersi in occasione di un incontro tra agricoltori e mondo venatorio, promosso a Cesiomaggiore dalla Coldiretti, in collaborazione con la Provincia di Belluno. «I danni creano un problema non soltanto alle attività agricole, ma anche alla biodiversità del nostro territorio – prosegue De Bon -. L’eccessivo numero di ungulati interferisce con il delicato equilibrio dell’ecosistema e di conseguenza compromette la presenza di altre specie animali e arboree. Succede ad esempio nei prati a narciso della zona di Pian Coltura. È per questo che ancora un anno fa abbiamo istituito il “Tavolo verde”, per far dialogare in maniera sempre più stretta e collaborativa il mondo venatorio e le aziende agricole».

La serata di Cesiomaggiore ha messo in fila alcune fra le problematiche principali riscontrate dagli agricoltori della Valbelluna: come la presenza sempre più frequente e numerosa dei cinghiali, che distruggono le colture e rovinano sensibilmente anche il cotico erboso degli alpeggi. E il numero crescente di cervi, responsabili dei danni soprattutto ai campi di mais, devastati a tal punto da mettere in discussione la prossima produzione della varietà di sponcio.

Nel frattempo, il prossimo incontro è in calendario lunedì, a Belluno, nella sede di Coldiretti: «Abbiamo bisogno che il mondo venatorio metta le sue conoscenze e competenze a disposizione dell’agricoltura di montagna e del territorio – conclude il consigliere provinciale – per la tutela delle biodiversità e del fragile equilibrio che rende il nostro patrimonio ambientale unico al mondo. La folta presenza in sala a Cesiomaggiore è significativa non solo di quanto sia sentito il problema, ma anche di quanto i cacciatori siano consapevoli del nuovo ruolo che sono chiamati a svolgere a servizio della società civile».

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