È finita come – quasi – nessuno aveva pronosticato: quattro consiglieri al centrodestra, quattro al centrosinistra, due ai civici. Le elezioni provinciali ridisegnano il consiglio provinciale con un risultato che cambia gli scenari all’interno di Palazzo Piloni e scuote la politica bellunese: ne è nato infatti un 4-4-2 che farà sicuramente discutere amministratori e partiti
I nuovi consiglieri
Partiamo dai risultati: la lista di centrodestra Progetto Dolomiti ha incassato 208 preferenze, pari a 33.350 voti ponderati, seguita da Futura – Centrosinistra Bellunese con 142 (27.776 voti ponderati) e Obiettivo Provincia, la lista dei “civici”, con 87 (18.740 voti ponderati). Fatte i necessari conti e ripartizioni, risultano quindi eletti:
- Progetto Dolomiti (4): Alberto Peterle (Alpago), Marzio Sovilla (Belluno), Donatella De Pellegrin (Belluno), Alberto Vettoretto (Feltre);
- Futura Centrosinistra bellunese (4): Sindi Manushi (Pieve di Cadore), Ilenia Bavasso (Belluno), Chiara Cesa (Borgo Valbelluna), Nicola Vieceli (San Gregorio nelle Alpi);
- Obiettivo Provincia (2): Vanessa De Francesch (Alpago), Renzo Minella (Santa Giustina)
Nessun nuovo ingresso tra le fila del centrodestra, che perde un consigliere rispetto al consiglio uscente, scendendo da 5 a 4 rappresentanti; ne guadagno uno il centrosinistra, che vede le new entry Bavasso e Cesa al fianco dei riconfermati Manushi e Vieceli (già candidato alla presidenza di Palazzo Piloni); si confermano con due consiglieri i civici, che alla continuità di De Francesch associa la novità di Minella.
L’analisi
Un risultato che non mancherà di far discutere la politica locale, soprattutto nel centrodestra: la perdita di un consigliere e il “pareggio” con il centrosinistra rende decisivo il ruolo dei civici, che già in fase di presentazione della lista hanno assicurato sostegno al presidente Marco Staunovo Polacco. L’altro elemento che salta all’occhio sono i pesi all’interno della coalizione di Progetto Dolomiti: se Lega e Forza Italia possono dirsi soddisfatti (riconfermati Sovilla e Vettoretto per la prima, Peterle per la seconda), Fratelli d’Italia esce dal consiglio dopo aver ricoperto per quasi due anni la vicepresidenza con Silvia Calligaro (fino all’elezione in consiglio regionale), a cui si affiancava Massimo Bortoluzzi con le importanti deleghe a protezione civile e mobilità e trasporti. I candidati meloniani, Milena De Zanet (Limana) e Alex Gallina (Setteville), sono infatti arrivati rispettivamente al quinto e settimo posto, tagliati fuori dai giochi per il consiglio.
Passando dalla politica al territorio, si evidenzia come il capoluogo rispetto al consiglio precedente guadagni un consigliere (Bavasso), mentre Alpago ne perde uno (Massimo Bortoluzzi, non candidato); il consiglio è sempre più “Valbelluna-centrico”, con l’addio di Matilde Vieceli (Fonzaso) e l’ingresso di Renzo Minella, mentre a Borgo Valbelluna si registra il cambio tra colleghi di giunta (esce Simone Deola, entra Chiara Cesa). Alla “montagna” resta un solo posto, quello della cadorina Manushi; difficile fare meglio, visto che dei 25 candidati complessivamente in campo solo tre (Manushi inclusa) rappresentavano comuni delle terre alte (Giuseppe Schena da Voltago per Progetto Dolomiti e Roberta De Zanna da Cortina per Futura).
Altro tema di discussione riguarda l’affluenza: il solo comune di prima fascia (sopra i 30mila abitanti, Belluno) fa registrare un’affluenza del 96,97% (una sola assenza); 100% in seconda fascia (tra i 10 e i 30mila abitanti: Feltre, Borgo Valbelluna, Sedico). Poi, calando le dimensioni scende – fino a crollare – la risposta degli amministratori: 80,22% nella terza fascia (tra 5 e 10mila abitanti: Alpago, Cortina d’Ampezzo, Limana, Longarone, Ponte nelle Alpi, Santa Giustina, Setteville), 80% nella quarta (3.000-5.000 abitanti: Agordo, Auronzo di Cadore, Cesiomaggiore, Fonzaso, Pedavena, Pieve di Cadore, Sospirolo) e il 52,47% dei comuni più piccoli, sotto i 3mila abitanti. Possibili motivazioni? La distanza dalle terre alte al capoluogo, certo, così come il fatto che le votazioni si sono concentrate solo nella giornata di domenica, ma a pesare è soprattutto il voto ponderato: il voto di un consigliere di Val di Zoldo (il comune più popoloso tra quelli dell’ultima fascia) vale 58 voti ponderati, quello di un consigliere di Belluno ne “pesa” 548; per pareggiare un voto del capoluogo servono quindi quasi dieci voti dei comuni più piccoli.
Le reazioni
In attesa di capire quali effetti provocherà nella politica locale questo scossone, arrivano i primi commenti. Per Futura, la riconfermata Sindi Manushi (la più votata di questa tornata tanto a livello di voti singoli, 55, che ponderati, 7680) parla di «risultato per noi davvero inaspettato, ma gratificante: denota il recepimento del grande lavoro che è stato fatto in questi due anni all’interno del Consiglio provinciale, prendendo posizioni alle volte molto nette, però sempre molto chiare, lineari e, soprattutto, coerenti con quelli che sono i nostri valori politici e la nostra visione del territorio».
Sull’altro fronte, il segretario provinciale della Lega Andrea De Bernardin gioisce per la riconferma dei suoi consiglieri uscenti e rilancia la battaglia contro la Legge Delrio, «una legge fortemente voluta da un governo di sinistra e studiata appositamente per indebolire l’ente e renderlo il più possibile poco operativo. Con il declassamento dell’ente si è ottenuto anche un altro non trascurabile risultato: quello di mettere zizzania e fomentare incomprensioni e malumori fra amministratori comunali delle diverse aree della provincia e fra alleati di governo. A mio parere, questo è un argomento che dovrebbe unire i bellunesi e trasversalmente i partiti nel fare squadra per riportare l’elettività popolare alla Provincia».
Sull’elettività (ma anche su specificità, autonomia e ruolo politico del gruppo) si concentra anche Carlo Zanella, sindaco di Cesiomaggiore e “anima” della lista civica: «Il movimento degli amministratori civici ormai è un movimento consolidato a livello provinciale. Non possiamo non sottolineare però la grande sofferenza dei piccoli comuni, quelli che avrebbero bisogno di essere maggiormente rappresentati e che invece, a causa del loro basso peso ponderato, non si sono recati alle urne. Tornare a una provincia elettiva è fondamentale e indispensabile perché una legge come la Delrio è devastante per i nostri territori e per le zone periferiche e maggiormente in difficoltà. I nostri consiglieri sono indiscutibilmente pronti a lavorare per il bene della provincia, ma non saremo succubi a nessuno, partendo ad esempio dalla valutazione della situazione di Dolomiti Bus, per la quale la fusione con i trasporti della Marca per noi non è indispensabile; se ne può parlare, ma non è una scelta che accetteremo a scatola chiusa».





