«Una tappa durissima, che darà grande spettacolo». E se lo dice lui, che ha vinto tappe memorabili e la Grande Boucle, c’è da credergli. Alberto Contador ha tratteggiato così il tappone dolomitico Longarone-Tre Cime di Lavaredo.
Alla presentazione ufficiale del Giro 2023 (ieri 17 ottobre, a Milano) gli occhi di tutti si sono fermati sulla tappa 19, che molto probabilmente deciderà la corsa rosa. 182 chilometri che i corridori affronteranno venerdì 26 maggio, scendendo verso Belluno con un passaggio davanti al cimitero vittime del Vajont prima di salire verso l’Agordino e affrontare le salite più dure. Da Livinallongo ad Arabba per le prime rampe del Campolongo. Discesa a Corvara e poi la strada sale di nuovo, su per il Valparola. Ma non finisce qui, perché poi ci sono Falzarego, Giau e Tre Croci, prima dell’ultima fatica, le Tre Cime di Lavaredo. Una salita di poco meno di 8 chilometri con pendenza media al 7,6% e punte massime al 18%.
«Le Tre Cime che arrivano dopo la salita del Giau… sarà davvero dura» ha commentato Contador insieme ai direttori di Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera. Come dargli torto. Ne sa qualcosa Vincenzo Nibali, l’ultimo vincitore alle Tre Cime, sotto una nevicata passata alla storia (in foto).
«Un momento magico, su una salita epica» ricorda lo Squalo dello Stretto. «Il trittico finale sarà decisivo con tre tappe da paura».
Sì perché dopo le Tre Cime ci sarà la crono del Monte Lussari. È il giorno prima, la tappa 18 sarà ancora bellunese, con partenza a Oderzo e arrivo in salita a Palafavera. Altra giornata di grande sport e di Dolomiti bellunesi sotto i riflettori. Perché il Giro è una battaglia, ma anche una grande festa è una leva di promozione.
«Saranno due giorni spettacolari di sport e di festa di popolo come solo il Giro sa essere – commenta il presidente della Provincia Roberto Padrin, che ha spinto molto per portare ancora il Giro nel Bellunese -. Questa manifestazione raggiunge mediamente 10,4 milioni di spettatori coinvolti, con una copertura televisiva internazionale. Quindi è anche una grandissima occasione di promozione territoriale. Già da qualche anno con la Regione Veneto abbiamo deciso di puntare sul Giro come leva promozionale e nel 2023 attraverseremo le montagne più belle del mondo ma anche la memoria, con il passaggio vicino al cimitero delle vittime del Vajont, in occasione dei sessant’anni dal disastro del 9 ottobre. Proprio per questo, attiveremo un gruppo di lavoro con i Comuni città di tappa e con la Dmo Dolomiti, che avrà il compito di coordinare le due tappe e gli eventi collaterali che nasceranno. E anche promuovere il prodotto bike, per spingere sulla ciclabilità come vettore turistico sostenibile».






