Donne e lavoro, ancora grande la disparità con i maschi

Donne e lavoro, ancora grande la disparità con i maschi

Precarie, con salari più bassi degli uomini, vittime di violenza. È la fotografia della condizione femminile in provincia di Belluno fatta dalla Cisl Belluno Treviso e dal Coordinamento Donne e per le Politiche di genere e le Pari opportunità in occasione della Giornata internazionale contro la violenza di genere. L’analisi è stata effettuata incrociando i dati delle dichiarazioni dei redditi annualmente elaborate dal Caf Cisl territoriale e uno studio condotto dalla Fondazione Corazzin per conto di Cisl Veneto sulla parità di genere.

La distanza tra occupazione maschile e femminile resta ampia. Nel 2021 in provincia di Belluno sul totale degli occupati, il 54,3% sono uomini, il 45,7% sono donne. Interessante il dato che riguarda il tasso di occupazione femminile, più alto rispetto alla media regionale, che è del 57,7%: a Belluno lo troviamo al 63%. Ma la differenza con il tasso di occupazione maschile (73.3%) è ancora marcato.

Le donne, a livello veneto, lavorano soprattutto in ambito socio-sanitario, nella scuola, nei servizi e nella pubblica amministrazione, svolgono primariamente professioni intellettuali, impiegatizie e nei servizi e mediamente hanno un titolo di studio più elevato degli uomini. Solo un ruolo dirigenziale su 4 è però assegnato a una donna. Il divario è ancora più grande se prendiamo in esempio le retribuzioni. Se nel 2020 la retribuzione media di un uomo è di 37.679, quella di una donna è pari a 26.683 euro.

L’analisi compiuta dall’Ufficio Studi della Cisl Belluno Treviso mostra ancora meglio il fenomeno: nella fascia di reddito fino a 7.500 euro, le donne sono il triplo rispetto agli uomini; da 7.500 a 17.500 mediamente il doppio. Nella fascia media, dai 17.500 ai 30 mila euro di reddito, l’andamento si inverte: nel 2021 gli uomini sono più del 57%, le donne il 38,5%; dai 30 ai 50 mila le donne con questi stipendi sono appena il 6%, gli uomini il 16,5%. Sopra i 50 mila euro gli uomini sono quasi il 3%, le donne lo 0,50%.

«Nonostante una partecipazione attiva più alta rispetto alla media del Veneto nel mercato del lavoro – commenta Teresa Merotto, segretaria Cisl –  per le donne bellunesi questo non si traduce in un reddito più elevato, per diversi fattori. Da un lato i settori produttivi dove si concentra la presenza femminile sono quelli dove i salari sono più bassi, dall’altro, le donne scelgono lavori che consentano il bilanciamento tra impegni lavorativi e famiglia, anche con profili professionali inferiori al titolo di studio posseduto. Servono politiche contrattuali che favoriscano la conciliazione, i servizi per la famiglia, la flessibilità».

C’è poi il tema della violenza di genere. In provincia di Belluno, nel 2021 le chiamate al numero 1522 (numero antiviolenza e stalking) sono state 24: due al mese. Dopo un primo calo dal 2013 al 2015 i valori sono tornati a salire dal 2016. Picco di chiamate nei mesi del lockdown, nel secondo trimestre del 2020 (da 5 del primo trimestre a 11 del secondo). Le chiamate rappresentano il 2% del totale veneto:

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