Dalla Bosnia alle Dolomiti, il racconto di vita in un libro: “Via da Sanski Most” 

Dalla Bosnia alle Dolomiti, il racconto di vita in un libro: “Via da Sanski Most” 

“Via da Sanski Most. La guerra in Bosnia, la fuga a piedi, l’Everest in bicicletta”: è il racconto di una vita spezzata e ricomposta. È un viaggio dentro la storia recente dei Balcani e dentro la resilienza di un ragazzo arrivato trent’anni fa sulle Dolomiti Bellunesi. Ed è soprattutto un libro, firmato da Sanel Kaltak insieme al giornalista Ilario Tancon: edito da Infinito Edizioni, il testo sarà presentato giovedì 4 dicembre a Belluno, alla Fabbrica della Birra (via Michele Cappellari 18), alle ore 18. Un appuntamento che offrirà la possibilità di incontrare gli autori, ascoltare la loro testimonianza e ripercorrere un pezzo di memoria collettiva che ancora oggi parla al presente.

La storia prende avvio nell’estate del 1992, quando a Sanski Most, nel nord-ovest della Bosnia Erzegovina, la quotidianità si incrina da un giorno all’altro. In un brano del libro, la voce del giovane Sanel descrive la fine improvvisa di un mondo conosciuto: fiumi in cui non ci si può più bagnare, strade dove non si può più girare, un Paese che non è più Jugoslavia ma un mosaico improvviso di nuovi Stati, nuove identità, nuove divisioni. Le immagini che scorrono alla televisione – carri armati, bombardamenti, città assediate, le tensioni a Sarajevo – trovano eco nelle case, nei rifugi scavati nei boschi, nelle notti passate in silenzio per paura.

Per la famiglia Kaltak comincia così una fuga forzata che attraversa l’Istria e approda infine in Italia. Le Dolomiti Bellunesi diventano terra d’accoglienza e di ripartenza: per Sanel, allora adolescente, questo significa imparare una lingua nuova, ricostruire una quotidianità, stringere amicizie e reinventarsi un futuro. Non è una rinascita semplice, ma è una rinascita possibile.

La ricerca della sfida, del limite da superare, accompagna Sanel fino all’età adulta. Da imprenditore affermato si misura anche con l’Everesting, una prova di endurance estrema: ripetere la stessa salita fino a totalizzare 8.848 metri di dislivello, come scalare l’Everest senza muoversi dal suolo. È la metafora perfetta di un’esistenza costruita passo dopo passo, dislivello dopo dislivello, trasformando la vulnerabilità in forza e la memoria in movimento.

Il libro non è soltanto una testimonianza personale, ma un tassello della storia europea recente e un racconto di integrazione che coinvolge da vicino il territorio bellunese. La presentazione del 4 dicembre offrirà l’occasione per ascoltare dalla viva voce degli autori ciò che significa lasciarsi alle spalle la guerra, attraversare la perdita e trovare un nuovo inizio ai piedi delle Dolomiti.

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