Dal Tre Croci al Becco di Mezzodì: curiosando tra i Passi dolomitici

Dal Tre Croci al Becco di Mezzodì: curiosando tra i Passi dolomitici

I nostri Passi dolomitici sono meravigliosi: ma ci siamo mai chiesti da dove provengano i loro nomi? Scopriamone alcuni…

 

Passo Tre Croci

Prende il nome da una tragedia avvenuta nel 1789. Una mamma era partita da Auronzo per cercare lavoro a Cortina con i suoi due figli: purtroppo però, lungo il tragitto, persero la vita tutti e tre per assideramento. 

La denominazione è in loro memoria. E, sempre in loro ricordo, sono state erette tre croci.

 

Passo San Pellegrino

Durante le Crociate verso la Terra Santa, fu un importante via di transito per i pellegrini che, dalla Germania, andavano a Venezia.

Nel 1358, e precisamente il 14 giugno, Moena concesse ai frati dell’Ordine di San Pellegrino di costruire un ospizio per i viandanti di quel tempo. Da qui, il nome del Passo. Poi, nel 1915, l’ospizio venne completamente raso al suolo da un bombardamento e rimase solo la chiesetta di Sant’Antonio, ancora oggi meta di turisti. 

 

Becco di Mezzodì 

Santo Siorpaes, nato nel 1832 a Cortina d’Ampezzo, era una nota guida alpina, oltre che uno scalatore. E aprì numerose alte vie.

Fra le tante imprese, nel 1872 e insieme a Utterson Kelso, conquistò per primo il Becco della Civetta: alto 2063 metri, è stato rinominato da allora Becco di Mezzodì, perché pare che Santo toccò la vetta proprio quando le campane di Cortina rintoccavano mezzogiorno. 

 

Passo Falzarego 

Lo troviamo a quota 2109 metri ed è importante perché mette in comunicazione l’Agordino con Cortina. 

Il nome ha origini antiche, probabilmente da Fautzo Rego: falso re. Un re che aveva tradito il suo popolo. Secondo la leggenda, la sua sagoma pietrificata si può vedere sul monte Lagazuoi. 

Ma il nome potrebbe anche provenire da Fouzargo: “fouze” in forma ampezzana, falce in Italiano. Perché un tempo i terreni adiacenti il passo venivano sfalciati a mano.

Alle prossime curiosità!

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