Nuovo capitolo nella vicenda della cabinovia Apollonio–Socrepes di Cortina d’Ampezzo, inserita tra le opere per i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano–Cortina 2026. Il 24 dicembre è stato notificato e depositato un appello al Consiglio di Stato, con richiesta di sospensione della sentenza del TAR Lazio che aveva respinto il ricorso contro gli atti autorizzativi dell’impianto.
L’iniziativa, promossa da residenti e proprietari delle aree interessate nella frazione storica di Lacedel, contesta la decisione di primo grado per presunti errori di diritto e per una insufficiente valutazione dei profili ambientali, idrogeologici e procedimentali. Nel mirino anche le modalità di modifica del progetto e la gestione della fase esecutiva.
Secondo gli appellanti, i lavori sarebbero partiti senza una comprovata immunità da frana del versante, nonostante l’impianto sia progettato per trasportare 2.400 persone all’ora e operare per 50 anni. La mancanza di garanzie avrebbe già imposto numerose varianti progettuali su altezza, localizzazione e fondazioni, oggi diverse da quelle valutate in sede di VIA.
Il ricorso evidenzia inoltre che ANSFISA ha rilasciato solo nulla osta parziali, subordinati a quindici prescrizioni e al rilascio del nulla osta regionale sulla stabilità del pendio, documento che non risulta ancora emesso. A ciò si aggiunge il mancato rinnovo delle valutazioni ambientali, nonostante le modifiche sostanziali al progetto, e la concentrazione di funzioni in capo al soggetto attuatore e commissariale.
Preoccupano anche le condizioni idrogeologiche: una frattura sul versante, apertasi a fine agosto sopra il cantiere della stazione d’arrivo, è passata da 30 a 120 metri di lunghezza. Gli avvocati Primo e Andrea Michielan, che assistono gli appellanti, parlano di “una vicenda che coinvolge sicurezza pubblica, tutela ambientale e principio di precauzione”.
Il Consiglio di Stato dovrà ora riesaminare il caso alla luce dei fatti sopravvenuti, delle varianti progettuali e delle prescrizioni ancora non adempiute.
Punti chiave dell’appello:
- Rischio frane: assenza di attestazione di stabilità del versante per 50 anni di esercizio.
- Varianti progettuali: modifiche sostanziali rispetto al progetto valutato in sede di VIA.
- Nulla osta parziali: ANSFISA ha imposto 15 prescrizioni e attende il nulla osta regionale.
- Impatto cumulativo: nuove infrastrutture in un’area già fragile e interessata da fenomeni franosi.
- Frattura del versante: da 30 a 120 metri in pochi mesi, sopra il cantiere della stazione d’arrivo.





