Coronavirus, nuova stretta. Ferme fabbriche e servizi non essenziali, non si può uscire dal proprio comune

Coronavirus, nuova stretta. Ferme fabbriche e servizi non essenziali, non si può uscire dal proprio comune

Tutto chiuso per davvero. O quasi. A colpi di decreti e ordinanze si stringono le maglie attorno agli italiani. Covid – 19 non indietreggia, anzi. E così il monito “State a casa” lanciato dal premier Giuseppe Conte la sera del 10 marzo assume un senso sempre più concreto. E’ uscito in queste ore il nuovo decreto anticipato ieri in diretta Facebook: chiuse fino al 3 aprile (per ora) tutte le attività economiche “non strettamente necessarie”.

Significa fabbriche blindate e gran parte degli uffici chiusi. Non tutto chiude le serrande però. Restano aperti negozi di generi alimentari e farmacie, ma anche tutta una serie di attività reputate indispensabili, o perché producono semilavorati o strumenti necessari a combattere il coronavirus o perché parte di una filiera che non si può fermare, come quella agroalimentare. Continueranno ad essere aperte anche le edicole, perché giornali e riviste sono inseriti tra i beni di prima necessità, ma anche gli uffici postali e le tabaccherie. Ridotta invece l’attività della Pubblica amministrazione. Ma dopo le proteste di Confindustria, che ha chiesto più tempo per chiudere tutto, il decreto slitta in avanti: le misure saranno attive da mercoledì 25 marzo.

 

CODICI ATECO

La lista delle attività che potranno restare aperte conta circa una settantina di voci, suddivise per codice “Ateco” (quello che in Camera di commercio identifica le singole attività). L’intento è rallentare i giri del motore del Paese, ma sarebbe impossibile fermarlo del tutto. Così restano attive l’industria delle bevande, le industrie alimentari, la filiera agro-alimentare e zootecnica, l’industria tessile solo legata strettamente agli indumenti di lavoro (escluso, quindi l’abbigliamento). Le produzioni gomma, materie plastiche e prodotti chimici non saranno interrotte, così come la fabbricazione della carta e raffinerie petrolifere. Più tutta una serie di servizi legati a queste filiere. Restano aperte anche le attività professionali.

 

COMUNI, CONFINI BLINDATI

Al decreto del presidente del Consiglio si è aggiunta nel pomeriggio un’ordinanza firmata a quattro mani dai ministri Roberto Speranza (Salute) e Luciana Lamorgese (Interno). In tutto il territorio nazionale non si potrà lasciare il proprio comune di residenza se non per “comprovate esigenze lavorative o di assoluta urgenza, ovvero di salute”. Questo divieto è attivo da subito. L’intento, che segue le richieste di alcuni presidenti di Regione (De Luca della Campania in testa) è di evitare, con la chiusura delle fabbriche, un nuovo esodo di cittadini da una parte all’altra d’Italia. Il divieto vale sie per i mezzi privati che pubblici. Saranno presidiate le stazioni.

Alle ordinanze nazionali si aggiungono poi le decisioni di ogni singola Regione. 

 

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