Il taglio dell’accisa sul gasolio è la risposta più semplice, ma anche la più costosa. E soprattutto, secondo Confartigianato Imprese Veneto, non è la più efficace. La riduzione temporanea decisa dal Governo è già costata 190 milioni di euro solo tra il 7 e il 24 agosto. Un intervento pesante, che però non distingue tra chi usa l’auto per necessità e chi può assorbire senza problemi l’aumento alla pompa.
«Il problema è che non tutti usano il carburante allo stesso modo» spiega Michele Varotto, presidente della Federazione Trasporto di Confartigianato Veneto. Per un autotrasportatore — in regione il trasporto merci conta 4.429 imprese, più altre migliaia tra autobus operator, NCC, taxi e logistica — il gasolio è ormai la voce di costo principale. Per un pendolare che vive in zone poco servite dai mezzi pubblici è una spesa obbligata. Per una famiglia con reddito basso, ogni aumento pesa più che per chi ha maggiori disponibilità economiche.
Da qui la proposta: un Credito Mobilità Rimborsabile, un aiuto temporaneo destinato soprattutto alle famiglie più fragili, ai pendolari e a chi vive in territori dove l’auto è indispensabile. «Invece di ridurre il prezzo di ogni litro per tutti, utilizziamo le risorse per aiutare chi ne ha davvero bisogno» insiste Varotto.
Per l’autotrasporto, invece, serve una misura dedicata. Il Governo ha già riconosciuto la particolarità del settore con un credito d’imposta legato all’aumento del costo del gasolio. «È questa la strada da seguire: interventi mirati per le imprese e sostegni mirati per le famiglie, non sconti indistinti» ribadisce Confartigianato.
La linea è in sintonia con quella europea: aiuti temporanei e concentrati sui settori più esposti. Anche perché, mentre si chiede alle aziende di investire nella transizione verso mezzi più sostenibili, l’emergenza energetica rischia di ridurne ulteriormente la capacità di investimento.
La fotografia del comparto veneto è chiara: 6.834 imprese artigiane dell’autotrasporto, di cui circa 1.000 nel settore autobus e servizi turistici (compreso il trasporto scolastico), 1.100 nel trasporto persone (NCC e taxi), 4.429 nel trasporto merci e 253 nella logistica. Un sistema che regge, ma che non può permettersi di affrontare la crisi con strumenti generici.





