«Paroni a casa nostra»: riesuma un vecchio slogan leghista il presidente del Fondo dei Comuni Confinanti – ed esponente di Fratelli d’Italia – Dario Bond per chiedere il ritorno delle competenze sul turismo – oggi in mano alla Regione Veneto – alla Provincia di Belluno. La cornice è la presentazione del bilancio finale del progetto “Vivere le Dolomiti”, che per otto anni ha visto impegnato Palazzo Piloni in attività di marketing territoriale.
«Le competenze sul turismo tornino alla Provincia»
Il Bond-pensiero è chiaro: «C’è uno statuto regionale, c’è la legge numero 25, c’è un territorio con una sua specificità. – ha evidenziato – La prossima sfida che ci attende è quella di vedere risorse, competenze e personale per la gestione del turismo arrivare alla Provincia di Belluno». Qui il richiamo al «paroni a casa nostra», prima di rievocare un altro slogan, questa volta tutto suo: «I risultati in questo settore sono gli occhi di tutti; qui facciamo fatti, no ciacole».
Il bilancio di Vivere le Dolomiti
I risultati a cui ha accennato Bond sono quelli di Vivere le Dolomiti, progetto di marketing territoriale nato nel 2017 e che nel suo viaggio lungo otto anni ha visto cambi nella presidenza della Provincia e nei consiglieri delegati al turismo, per arrivare fino alla trasformazione in Fondazione dell’allora consorzio DMO Dolomiti Bellunesi: il percorso è stato riassunto dal presidente della Provincia Roberto Padrin che ha sottolineato tanto l’aspetto economico – più di 5,5 milioni di euro investiti negli otto anni: 5,3 dal Fondo dei Comuni Confinanti, 260mila da Palazzo Piloni – quanto i risultati ottenuti.
«All’inizio – ha evidenziato Padrin – ci siamo concentrati sulla promozione dei grandi eventi sportivi: i mondiali di parapendio del Monte Avena, quelli di mountain bike del 2018, quelli di sci alpino a Cortina nel 2021, fino alle tappe del Giro d’Italia. Poi, in accordo con il Fondo dei Comuni Confinanti, abbiamo realizzato il Fondo Grandi Eventi destinato a sostenere questo tipo di attività e abbiamo così liberato tutte le risorse per interventi di marketing territoriale».
Così ecco le partecipazioni a workshop in Italia e all’estero, i piani media sui canali generalisti – televisivi e cartacei, locali e nazionali – e su quelli di nicchia, la realizzazione di magazine e prodotti tematici; il Covid poi porta alla svolta digitale, con la realizzazione di un nuovo sito di destinazione e una importante presenza sui social network. Si è lavorato per la creazione della brand destination, ossia dell’identificazione del territorio provinciale come meta turistica, e si è alla fine arrivati all’ufficializzazione del marchio “Dolomiti Bellunesi, The mountains of Venice”.
«Questo marchio è stato utilizzato anche sugli undici totem stradali che salutano i visitatori in entrata e in uscita dalla nostra provincia, – ha evidenziato la consigliera provinciale delegata al turismo, Vanessa De Francesch – mentre come ultimo atto del progetto abbiamo tradotto in inglese e ristampato la mappa dei musei presenti in tutta la provincia».
Con la chiusura di Vivere le Dolomiti, il lavoro passa alla Fondazione DMO Dolomiti – «Abbiamo in mano un tesoro e un importante patrimonio da gestire», ha evidenziato la direttrice Valentina Colleselli – che in aggiunta alle risorse del nuovo progetto “Dolomiti Bellunesi. Da brand di destinazione a patrimonio collettivo” potrà contare anche sul Fondo Grandi Eventi.
Un Fondo Grandi Eventi aperto ai privati
Un Fondo Grandi eventi che secondo Bond potrà avere un ulteriore sviluppo ampliando la sua partecipazione: «Oggi ne fanno parte Fondo dei Comuni Confinanti, Provincia di Belluno, Regione Veneto e Camera di Commercio Treviso Belluno Dolomiti. – ha ricordato – Vorrei che dal prossimo anno si aprisse ai privati: singoli, grandi imprese e anche aziende di capitale pubblico. Questa è la prossima sfida che dovremo affrontare».





