Un patrimonio vastissimo, identitario e fragile. È quello rappresentato dagli edifici storici della provincia di Belluno, un insieme di case, opifici e strutture costruite prima del 1945 che, oltre al valore paesaggistico, racchiudono un potenziale economico enorme per il settore dell’edilizia e del restauro. A dirlo è la ricerca “Il mercato del restauro. Potenzialità di intervento nel patrimonio edilizio storico non sottoposto a vincolo”, realizzata da Federico Della Puppa e Smart Land per Confartigianato Imprese Veneto. «Mettere mano a questo patrimonio significa offrire grandi opportunità alle nostre imprese e, allo stesso tempo, aumentare l’attrattività del territorio per turisti e nuovi residenti» commenta Claudia Scarzanella, presidente di Confartigianato Imprese Belluno. «I numeri dicono che c’è molto da lavorare. Questa ricerca nasce dalla volontà di valorizzare il ruolo dell’artigianato, presidio tecnico fondamentale nella manutenzione e nel recupero del patrimonio storico diffuso, anche alla luce delle agevolazioni fiscali confermate fino al 2026».
Un patrimonio enorme: due edifici su cinque sono storici
Lo studio fotografa per la prima volta in modo sistematico il patrimonio residenziale e manifatturiero costruito prima del 1945 e non sottoposto a vincolo diretto del Ministero della Cultura. In provincia di Belluno gli edifici residenziali storici sono 29.114, pari al 39,5% del totale: una quota senza paragoni nel Veneto, dove la seconda provincia è Verona con il 22,4%. Più di 18mila edifici risalgono addirittura a prima della Prima Guerra mondiale. Di questo patrimonio, 8.004 edifici (il 27,5%) si trovano in condizioni manutentive mediocri o pessime, segnale di un bisogno diffuso di interventi.
Accanto agli immobili non vincolati, la ricerca censisce anche 3.844 edifici sottoposti a tutela: 727 di interesse culturale dichiarato, 7 in corso di verifica e 3.110 non verificati. Tra quelli dichiarati, quasi la metà è residenziale; tra quelli non verificati, la quota sale al 66%. In totale, 2.423 edifici residenziali bellunesi risultano vincolati.
Il potenziale del patrimonio non vincolato
La parte più consistente del patrimonio storico – quasi 25mila edifici – non è soggetta a vincolo. Una quota significativa presenta comunque caratteri di pregio, spesso legati all’architettura montana tradizionale. Secondo lo studio, circa un terzo di questi immobili necessita di interventi per una piena valorizzazione. La ricerca analizza anche il comparto manifatturiero: nel 1911 gli opifici censiti erano 51, diventati 165 nel 1951. Solo una minima parte è oggi vincolata.
«Servono competenze specialistiche per il restauro diffuso»
«Il patrimonio storico non vincolato è pronto per interventi immediati e nei prossimi anni» osservano Fabio Zatta, presidente della federazione edilizia, e Massimo Riva, presidente dei restauratori di Confartigianato Belluno. «Gli edifici non vincolati permettono interventi più rapidi e meno complessi dal punto di vista burocratico, ma richiedono comunque competenze specifiche: servono artigiani capaci di lavorare su materiali storici, tecniche tradizionali e strutture con un’identità precisa». Zatta e Riva sottolineano come il cosiddetto “restauro diffuso” sia decisivo per evitare degrado e perdita di valore: «Questo patrimonio racconta la storia del territorio. Intervenire significa salvare edifici, preservare il paesaggio e contrastare lo spreco di suolo».





