Autonomia differenziata, dalla Camera sì alle pre-intese. De Carlo: “Ora la specificità bellunese”

Autonomia differenziata, dalla Camera sì alle pre-intese. De Carlo: “Ora la specificità bellunese”

Il Parlamento dà un altro colpo di pedale all’autonomia differenziata. Dopo il via libera del Senato, anche la Camera ha approvato lo schema di pre‑intesa tra Governo e Regione Veneto, aprendo una nuova fase del percorso previsto dall’articolo 116 della Costituzione. Non è ancora il trasferimento delle competenze, ma è il passaggio che permette all’Esecutivo di sedersi al tavolo con le Regioni e scrivere le intese definitive, quelle che poi dovranno tornare in Aula sotto forma di disegni di legge.

Per il Veneto, come per Lombardia, Piemonte e Liguria, il pacchetto riguarda protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa e alcuni aspetti del coordinamento della finanza pubblica in ambito sanitario. Materie che la Regione ritiene di poter gestire con maggiore efficacia rispetto allo Stato centrale.

Il presidente Alberto Stefani parla di “risultato significativo” e rivendica un percorso che, sostiene, rispetta la volontà dei veneti. «Mi è dispiaciuto sentire che l’autonomia divide l’Italia. Il Veneto non ha mai chiesto trattamenti di favore: chiede di poter gestire direttamente competenze che ritiene di amministrare con efficacia». Per Stefani, autonomia significa responsabilità, non separazione.

La maggioranza veneta a Roma applaude compatta. I deputati di Forza Italia Paola Boscaini, Piergiorgio Cortelazzo ed Erik Pretto parlano di un cammino “in piena sinergia” nel centrodestra, con l’obiettivo di arrivare a un’autonomia “fattibile, equilibrata e positiva per il Veneto”. Sulla stessa linea Martina Semenzato, che definisce l’autonomia «uno strumento per avvicinare le decisioni ai territori».

Le opposizioni non ci stanno. Contestano il rischio di accentuare le differenze tra territori, soprattutto sul fronte dei servizi pubblici e della sanità. In Aula non sono mancate proteste, fuori da Montecitorio anche manifestazioni.

Ma mentre Venezia guarda alle nuove competenze, da Belluno arriva un richiamo che non vuole finire nel dimenticatoio. Il senatore Luca De Carlo, Fratelli d’Italia, ha usato l’intervento in Aula per riaccendere i riflettori sulla specificità bellunese. «Autonomia è responsabilità, e quella responsabilità il Veneto vuole prendersela. Ma anche la provincia di Belluno, quel 22 ottobre 2017, andò alle urne per chiedere il rafforzamento della sua specificità». De Carlo ricorda che quel referendum non nacque dal nulla: «È figlio di una consapevolezza, sostenuta da interventi legislativi come i fondi di confine e i fondi Letta, e di una cultura politica che in Belluno ha radici profonde».

Il senatore rivendica la storia della destra bellunese, cita Guido De Zordo come “padre politico” di una generazione e insiste sul punto: «Gestire le questioni di una provincia tutta montana in un contesto tutto montano non è un privilegio, è una necessità». E avverte: «Accendere un faro sulla provincia di Belluno non è solo un tema sociale ed economico. È riconoscere il valore delle terre alte, che qualcuno definisce marginali ma che per noi sono semplicemente casa».

Ora la partita passa alle intese definitive. Sarà lì che si capirà davvero quanto spazio avrà il Veneto. E, soprattutto, se la questione bellunese troverà finalmente il posto che chiede da anni.

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