Associazione Dafne: «Educare alle emozioni e alle relazioni è un diritto» 

Associazione Dafne: «Educare alle emozioni e alle relazioni è un diritto» 

Nel giorno in cui il mondo celebra i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza – il 20 novembre, data che richiama la Convenzione ONU del 1989 – l’Associazione Dafne rilancia un appello che suona come un monito: «Stiamo tutti dalla parte dei diritti delle bambine e dei bambini».

Tra gli articoli più significativi del documento internazionale ci sono il 9, che ribadisce il diritto di ogni minore a essere protetto, e il 28 e il 29, che garantiscono un’istruzione capace di sviluppare la personalità e offrire strumenti concreti per vivere meglio. Ed è proprio su questo terreno – quello dell’educazione – che si colloca la riflessione di Dafne.

Negli ultimi mesi, sottolinea l’associazione, il dibattito politico nazionale sull’educazione alle relazioni, all’affettività e alla sessualità si è acceso, talvolta in modo confuso.

Eppure la comunità scientifica è chiara: parlare di emozioni, corpo, rispetto reciproco e relazioni fin dall’infanzia, con percorsi adeguati all’età, è fondamentale per la crescita dei bambini.

A sostenerlo sono studi internazionali e programmi come la Comprehensive Sexuality Education (CSE), raccomandati da Unesco e Oms. Una formazione completa e interdisciplinare, spiegano da Dafne, è uno strumento decisivo per prevenire la disinformazione e contrastare fenomeni come violenza di genere e cyberbullismo.

L’associazione porta alcuni numeri che fotografano la fragilità del sistema educativo italiano: quasi un adolescente su quattro considera la pornografia una rappresentazione realistica del sesso; l’età media di accesso ai siti pornografici è 11 anni; il 47% dei ragazzi si informa online su pratiche sessuali; il 57% cerca sul web nozioni sulle infezioni sessualmente trasmissibili; meno di uno studente su due ha mai seguito un percorso di educazione sessuale a scuola. E soprattutto: l’Italia è tra le pochissime nazioni europee a non prevedere nei programmi ministeriali un’educazione sessuale sistematica in tutti gli ordini scolastici.

Secondo Dafne, la scuola – come presidio educativo dopo la famiglia – dovrebbe fornire competenze relazionali, comunicative e affettive, aiutare a costruire relazioni sane e contrastare stereotipi e violenze. Ma da sola non può farcela: servono professionisti qualificati e un quadro normativo chiaro, che oggi manca.

La recente scelta del Governo di reintrodurre l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole secondarie ha riacceso un dibattito polarizzato. Alle famiglie viene ora chiesto un consenso formale per partecipare ai percorsi. Una scelta che, secondo l’associazione, rischia di creare disuguaglianze: «Quale famiglia in cui regna la violenza darà il consenso? E quali minori, non autorizzati, cercheranno risposte altrove? Nel web, nella pornografia, o nei cosiddetti “diseducatori”?».

Dafne richiama l’articolo 3 della Convenzione ONU e la necessità di investire nella prevenzione primaria. Una buona educazione, ricordano citando studi di settore, può ridurre del 39% comportamenti sessuali a rischio, abbattere del 92% le gravidanze indesiderate, diminuire del 24% gli episodi di violenza sessuale. La “non-educazione”, invece, non lascia alcun segno positivo. Per questo l’associazione chiede al Governo un impegno concreto sulla formazione degli insegnanti e sugli interventi educativi strutturati: «I nostri figli meritano una scuola di qualità e coraggio, che dia loro strumenti per crescere liberi, consapevoli e protetti».

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