Arrigo Da Rozze, il maestro del legno che dà un’anima ai giocattoli

Arrigo Da Rozze, il maestro del legno che dà un’anima ai giocattoli

Un laboratorio immerso nel silenzio, l’odore del legno appena lavorato, la luce che filtra con delicatezza. Nel suo “microcosmo” di Sedico, Arrigo Da Rozze trasforma tavole e listelli in oggetti capaci di attraversare il tempo: in giocattoli di legno che non seguono le mode, ma le radici.

Arrigo è uno di quei rari artigiani per cui il gesto – un taglio netto, una curvatura lenta, una levigatura attenta – è un linguaggio. Da anni lavora il legno con una cura quasi rituale, forte di una tradizione che appartiene alla montagna e alle sue famiglie. Ma oggi la sua maestria ha compiuto un passo oltre i confini locali, regionali, nazionali. Perché è diventata parte integrante di un progetto europeo, Jopa Toys, nato a Copenaghen e radicato anche nelle Dolomiti.

La storia nasce da un gesto semplice: un giocattolo realizzato a mano per celebrare una nascita. Federica Erilmi, fondatrice del marchio insieme al fratello, vive in Danimarca e cercava un modo speciale per accogliere al mondo la figlia appena nata. Quel giocattolo lo costruì proprio Arrigo.

Un oggetto unico, essenziale, “caldo”. Un oggetto che parlava di mani, di tradizione, di lentezza.

Federica lo racconta come l’inizio spontaneo di un’avventura: «Quella creazione ha dato la spinta per immaginare qualcosa di più grande». Da lì è nato Jopa Toys, un ponte tra il design scandinavo e l’artigianato dolomitico, un incontro di estetiche e sensibilità che trova nel lavoro di Arrigo il suo cuore pulsante. Fondamentale, inoltre, il contributo dell’architetto Ivan Del Ponte, nella stesura dei progetti esecutivi,.

Da Rozze non lavora seguendo prototipi industriali: ogni pezzo è una storia. Seleziona personalmente i materiali, prediligendo legni locali, con venature capaci di raccontare anni di vento e di neve. I giocattoli – dal cavallo a dondolo alle piccole case modulari, fino ai pezzi più innovativi in fase di studio – vengono prima immaginati insieme al team di designer scandinavi. Poi è lui, l’artigiano bellunese, a interpretarli, dando forma alle idee con precisione e libertà. Ogni tassello nasce da un processo lento, manuale, rispettoso. Senza fretta, senza sprechi. Con una filosofia che oggi appare quasi rivoluzionaria: creare meno, creare meglio. E quando un pezzo è finito, Arrigo lo osserva con la stessa cura con cui un autore guarda una pagina scritta. Perché il legno deve conservare un’impronta di natura: in caso contrario, il gioco rischia di perdere la propria anima.

Federica e il fratello disegnano forme pulite, leggere, volutamente minimali. E Arrigo le traduce in qualcosa di vivo, che profuma di bosco e porta con sé la memoria dei suoi luoghi. Sono giochi che non guidano, non impongono, non “istruiscono”. Offrono uno spazio, in cui l’immaginazione del bambino può correre libera. E, grazie alla mano dell’artigiano, sono destinati a durare: solidi, riparabili, trasmissibili. Giochi che si trasferiscono da una generazione all’altra, come i racconti di famiglia. Oggi vengono venduti in varie città d’Europa, apprezzati da chi cerca un design essenziale e un’artigianalità autentica. E dentro ognuno di quei pezzi c’è l’impronta delle Dolomiti: la cura, il silenzio, la lentezza, la bellezza ruvida e insieme delicata della montagna.

Con le sue mani e la sua storia, Arrigo Da Rozze è diventato un ambasciatore di questo patrimonio. Non ama definirsi artista. Preferisce dire che “lavora il legno”. Ma chi lo osserva mentre trasforma un blocco grezzo in un cavallo a dondolo, capisce subito che il suo lavoro è molto di più: è la capacità di dare forma all’infanzia, di custodirne la poesia, di accompagnare il gioco con una bellezza che non passa. Perché è autentica. 

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