La morte di Umberto Bossi, avvenuta a 84 anni all’ospedale di Circolo di Varese, è risuonata anche tra le Dolomiti, dove il suo nome ha attraversato decenni di dibattito politico, dalle prime spinte autonomiste fino alla trasformazione della Lega in forza nazionale. Nel Bellunese, terra che ha sempre guardato con attenzione alle battaglie per l’autogoverno, la notizia è arrivata come un frammento di storia che si chiude, riportando alla mente un’epoca in cui il rapporto tra centro e periferia sembrava poter essere riscritto.
Dal Veneto sono arrivate parole nette. Luca Zaia ha ricordato Bossi come una figura che ha inciso non solo sul Nord, ma sull’intero Paese, sottolineando che senza la sua visione la storia repubblicana avrebbe preso un’altra direzione. Ha parlato di un interprete capace di trasformare le istanze dei territori settentrionali in una questione nazionale, un “padre politico” per molti amministratori e militanti. Dal Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga ha parlato di un dolore “politico e umano”, definendo Bossi un esempio capace di dare voce a valori e idee che hanno segnato intere generazioni, soprattutto su temi come autonomia e identità dei territori.
Il cordoglio nazionale, da Giorgia Meloni ad Antonio Tajani, ha confermato il peso di una figura che ha contribuito a ridisegnare il centrodestra italiano. Ma è nel Nordest che il suo lascito trova una risonanza particolare: qui, dove le comunità di montagna hanno sempre cercato un equilibrio tra appartenenza locale e istituzioni centrali, il federalismo bossiano ha rappresentato per anni una promessa, un orizzonte possibile, talvolta una provocazione necessaria.
Nel Bellunese, dove la questione dell’autonomia resta un tema vivo, la scomparsa del Senatùr riporta alla memoria un linguaggio politico diretto, ruvido, che aveva rotto gli schemi e aperto un varco a un modo diverso di parlare ai territori. Oggi quel linguaggio appartiene alla storia, ma le sue conseguenze continuano a scorrere nelle discussioni su montagna, confini amministrativi, identità locali. Bossi lascia un’eredità complessa, discussa, ma impossibile da ignorare: un pezzo di Italia che ha provato a cambiare il proprio destino partendo dalle valli, dai paesi, dalle periferie. Anche da qui, dalle Dolomiti.





