Al via, a Belluno, la “Scuola dell’Accesso vascolare dialitico e di nefrologia interventistica 2021”: l’appuntamento richiama specialisti cultori di questa materia tra nefrologi, chirurghi vascolari e radiologi da tutto il panorama nazionale.
Secondo il primario della Nefrologia di Belluno, il dottor Andrea Bandera, «il successo dell’iniziativa è sempre stato legato all’impostazione molto pratica, al numero ridotto di partecipanti e alla particolare struttura del programma proposto. In particolare alla suddivisione in 5 moduli di due giornate ciascuna, a cui, di volta in volta, un numero massimo di 5, 6 partecipanti possono accedere. È pertanto un programma didattico molto intenso, che copre tutti gli aspetti della nefrologia interventistica e dell’accesso vascolare in particolare».
La questione è di estrema importanza: «Per poter svolgere il trattamento dialitico le persone con malattia renale necessitano di un accesso vascolare che consiste in una grossa vena del braccio opportunamente preparata, cioè chirurgicamente viene creata una anastomosi tra un’arteria e una vena, o di un catetere inserito in una vena di grosse dimensioni. In questo modo, durante la dialisi, viene prelevato il sangue del paziente e che viene fatto passare attraverso apposito filtri (macchine da dialisi) che viene depurato e infine restituito al paziente stesso. Ecco quindi che l’accesso vascolare indispensabile per i pazienti in emodialisi».





