A Belluno si perde quasi due terzi dell’acqua: è tra i dieci capoluoghi peggiori d’Italia

A Belluno si perde quasi due terzi dell’acqua: è tra i dieci capoluoghi peggiori d’Italia

Mentre l’Italia affronta un’altra estate caratterizzata da caldo e siccità, dalle reti idriche continua a sfuggire una quantità enorme di acqua potabile. Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, nel 2022 il 42,4% dell’acqua immessa negli acquedotti italiani è andato perso prima di arrivare agli utenti finali. Si tratta di 157 litri al giorno per abitante, con un costo economico stimato in quasi 10 miliardi di euro all’anno.

Se il dato nazionale è allarmante, quello che riguarda Belluno lo è ancora di più. Il capoluogo bellunese si colloca infatti al decimo posto nella graduatoria dei 109 capoluoghi italiani con le maggiori dispersioni idriche. Secondo lo studio, il 64,2% dell’acqua immessa nella rete cittadina viene perso lungo il percorso: ogni giorno si disperdono 435 litri per abitante su 678 immessi nel sistema. Davanti a Belluno ci sono soltanto città come Potenza, Chieti, L’Aquila, Latina e Cosenza, che guidano la classifica nazionale delle reti più “colabrodo”.

Veneto in linea con la media italiana
A livello regionale il Veneto presenta una situazione sostanzialmente allineata al resto del Paese. La dispersione idrica si attesta al 42,2%, appena al di sotto della media nazionale del 42,4%. In termini pro capite significa che ogni giorno vanno persi 154 litri d’acqua per abitante. Lo studio stima inoltre che il costo economico delle perdite idriche in Veneto raggiunga i 758 milioni di euro all’anno, il sesto valore più elevato tra le regioni italiane.

Nel confronto con il resto d’Italia, il Veneto si colloca a metà classifica. La situazione peggiore è quella della Basilicata, dove si disperde il 65,5% dell’acqua immessa in rete, seguita da Abruzzo (62,5%) e Molise (53,9%). Le regioni più virtuose risultano invece Emilia-Romagna (29,7%), Valle d’Aosta (29,8%) e Lombardia (31,8%).

Le differenze tra i capoluoghi veneti
All’interno della regione emergono però differenze molto marcate. Belluno è nettamente il capoluogo veneto con la dispersione più elevata. Più indietro si trovano Venezia con il 41,7%, Rovigo con il 37,4%, Verona con il 34,9% e Padova con il 30,6%. Le reti più efficienti sono invece quelle di Vicenza, che perde il 21% dell’acqua, e Treviso, che si ferma al 18,4%.

Un elemento che contribuisce a spiegare almeno in parte il dato di Belluno è legato alle peculiarità dei territori montani. La stessa Cgia ricorda che la presenza di fontane e fontanili può incidere sulle rilevazioni, aumentando il volume d’acqua contabilizzato come disperso.

Quasi 10 miliardi di euro sprecati
La fotografia scattata dalla Cgia riporta al centro un tema che torna puntualmente ogni estate: quello degli investimenti nelle infrastrutture idriche. In Italia si perdono complessivamente 3,8 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno, con un danno economico stimato in 9,8 miliardi di euro. Numeri che assumono un peso ancora maggiore in un Paese che detiene il primato europeo per prelievo idrico, con 36,5 miliardi di metri cubi d’acqua utilizzati ogni anno tra agricoltura, industria, produzione energetica e consumi civili.

In un’estate segnata dalla siccità, il caso Belluno dimostra quindi come il problema non riguardi soltanto le regioni del Sud tradizionalmente alle prese con la scarsità d’acqua, ma coinvolga anche territori ricchi di risorse idriche, dove la vera sfida resta quella dell’efficienza delle reti.

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