Se qualcuno avesse voluto leggere tutte le Gazzette Ufficiali pubblicate nel 2024, avrebbe impiegato un anno intero. Sabati e domeniche compresi. Lo dice l’Ufficio studi della CGIA, che ha contato 305 Gazzette e 45 Supplementi ordinari e straordinari, per un totale di 35.140 pagine. Stampate, peserebbero 84 chili. Impilate, supererebbero il metro e 90 di altezza. E il 2025 non promette meglio: nei primi nove mesi sono già 227 le Gazzette pubblicate, con 31 Supplementi e 25.888 pagine. Solo 189 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Ma rispetto al 2019, il confronto è impietoso: +2.904 pagine.
Il record? Il 18 aprile, con il Supplemento ordinario n° 13: un tomo da 5.157 pagine sugli ISA, gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale. Un documento che ha mandato in tilt imprese, commercialisti e associazioni di categoria. Tra le buone notizie, però, c’è l’abrogazione di 30.700 leggi prerepubblicane, contenuta nel Supplemento n° 14 del 24 aprile. Un “choc normativo” che, secondo il Governo, ridurrà del 28% lo stock normativo vigente.
Ma il problema resta. Troppe leggi, spesso scritte male, che si sovrappongono e si contraddicono. Un dedalo che ingessa la Pubblica Amministrazione e rallenta le decisioni. E che costa caro: secondo The European House Ambrosetti, la cattiva burocrazia grava per 57,2 miliardi di euro l’anno sulle imprese italiane. Nel Veneto, Padova è la provincia più penalizzata: oltre un miliardo di euro di costi annui. Seguono Verona, Vicenza (978 milioni) e Treviso (960). Rovigo chiude la classifica con 192 milioni. A livello regionale, il Veneto è terzo in Italia per danni da burocrazia, dopo Lombardia e Lazio.
La CGIA propone soluzioni: semplificare il quadro normativo, ridurre il numero delle leggi, informatizzare la PA, far dialogare le banche dati, standardizzare la modulistica e investire nella formazione dei dipendenti pubblici. Perché la burocrazia non sia più un ostacolo, ma un servizio.





