Sempre meno licenziamenti, sempre più dimissioni volontarie. In Veneto, il mercato del lavoro mostra segnali di trasformazione: la mobilità occupazionale cresce, ma è sempre più guidata dalle scelte dei lavoratori. Lo evidenzia l’ultima analisi dell’Osservatorio regionale sul Mercato del Lavoro.
I numeri del cambiamento
Nel 2012 si è toccato il picco con quasi 60.000 licenziamenti. Oggi, il dato si è stabilizzato su una media di 35.000 all’anno. Nel 2024, i licenziamenti da contratti a tempo indeterminato sono stati circa 28.000, pari al 15% delle cessazioni totali. A fronte di questo calo, aumentano le dimissioni volontarie, segno di una maggiore autonomia nelle scelte professionali.
Tipologie di licenziamento
La maggior parte dei recessi riguarda motivazioni economiche individuali, spesso legate a difficoltà aziendali o cambi di appalto. I licenziamenti collettivi restano marginali: nel 2024 sono stati poco più di 1.400. In crescita, invece, i licenziamenti disciplinari: circa 7.400 nel 2024, il doppio rispetto al 2015, anche per effetto delle modifiche normative del Jobs Act.
Ricollocazione e NASpI
I percorsi di reimpiego dei licenziati, sostenuti dalla NASpI, sono spesso lunghi: solo il 10% trova lavoro entro un mese, il 35% entro sei mesi, il 50% entro un anno. Oltre i 12 mesi, il tasso sale al 70%, ma resta un 30% che non si ricolloca nemmeno dopo due anni. Nei servizi il tasso di reimpiego è dell’85%, più basso nell’industria.
Dimissioni e nuova occupazione
Chi si dimette, invece, trova lavoro più rapidamente: il 50% è già rioccupato entro un mese. Su orizzonti più lunghi, i tassi di rioccupazione tra dimessi e licenziati tendono a convergere, ma il divario iniziale resta significativo.





