La montagna chiama, i volontari rispondono: Belluno Alpina in azione

La montagna chiama, i volontari rispondono: Belluno Alpina in azione

C’è chi la montagna la vive, chi la ama, e chi la cura. I volontari di Belluno Alpina rientrano in tutte e tre le categorie. Nelle scorse settimane, armati di buona volontà e attrezzi, hanno battuto il comprensorio Quantin-Ronce-Nevegal-Valmorel per riportare alla luce sentieri dimenticati e dare nuova vita a tracciati invasi dalla vegetazione.

Il cuore dell’intervento è stato la parte alta della Val Tibolla, sul versante ovest del Visentin, dove il gruppo ha ripulito il sentiero tra Valdart e Casera Valpiana, partendo da quota 1100 metri. Un lavoro certosino, che ha migliorato il percorso e lo ha reso finalmente segnalato. Ma non si sono fermati lì: la strada Cattani è stata sistemata all’incrocio “Caserette”, la variante For a Malga Zoppei è tornata percorribile, e anche i tracciati che da Ronce portano a Medil e Crede sono stati liberati dall’erba alta.

«La partecipazione dei volontari dimostra quanto sia forte l’attaccamento alla propria terra», racconta Gimmy Dal Farra, presidente di Belluno Alpina. «Il bosco va curato, non solo per i turisti che lo frequentano, ma anche per chi ci vive. E non posso che ringraziare chi, con passione e dedizione, si è messo al lavoro».

Ma dietro la fatica c’è anche una riflessione più profonda. I cambiamenti climatici e l’abbandono dei pascoli stanno trasformando il paesaggio. Il bosco avanza, la fauna selvatica prospera, e la pastorizia – un tempo simbolo della montagna – arretra. Il lupo è tornato, ma con lui se ne vanno le greggi. E con le greggi, anche un pezzo di identità.

Dal Farra lancia un appello alle istituzioni: serve un consorzio forestale, come quelli già attivi in Lombardia, per gestire in modo professionale il territorio. «Abbiamo visitato la Valvestino, dove i consorzi sono realtà consolidate e sostenute dalla Regione. Lì il bosco è una risorsa, non un problema. È tempo che anche qui si faccia un passo avanti».

La “montagna di mezzo” ha potenziale, ma ha bisogno di visione, di investimenti, di una regia condivisa. «Finché non ci sarà ordine, con un bosco pulito e gestito, difficilmente potremo essere attrattivi. Le Prealpi meritano attenzione. O le si valorizza, o si accetta il loro lento abbandono».

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