Pnrr e sfide olimpiche, il saluto del prefetto: «Bellunesi, in squadra si vince»

Pnrr e sfide olimpiche, il saluto del prefetto: «Bellunesi, in squadra si vince»

«Il territorio e le genti bellunesi mi hanno dato molto di più di quanto io abbia dato loro. Non smetterò mai di ringraziarli e li porterò sempre nel cuore»: così il prefetto di Belluno, Mariano Savastano, saluta le Dolomiti in vista della sua ormai imminente partenza per il “suo” Piemonte (abita a Novara, la moglie lavora a Torino), per la precisione per Cuneo, dove lo aspetta un nuovo incarico da Prefetto. Al suo posto, da lunedì a Palazzo dei Rettori entrerà in servizio Antonello Roccoberton, attualmente vicario alla Prefettura di Treviso.

Savastano lascia così Belluno dopo poco più di tre anni: arrivato ad aprile 2021, ha attraversato gli strascichi della pandemia Covid per poi passare alla guerra in Ucraina, senza dimenticare l’emergenza dell’accoglienza migranti, i tanti problemi di tenuta idrogeologica del territorio, i problemi economici che tra inflazione e aumento dei costi delle materie prime hanno messo sempre più famiglie in difficoltà e rallentato i cantieri.

Proprio i cantieri sono la grande sfida del presente e del futuro della provincia: lo sa bene Savastano, che evidenzia come PNRR e Olimpiadi siano importanti opportunità per il territorio.

Tra le questioni che Savastano lascia in eredità al suo successore, c’è anche quella olimpica legata all’accoglienza delle forze dell’ordine: servono posti letto per gli uomini e le donne impegnati a garantire la sicurezza dei giochi olimpici e paralimpici; i rapporti istituzionali sono continui, e ci si augura che il secondo bando – che sarà pubblicato tra pochi giorni – possa avere maggior fortuna.

A legare tutti i discorsi del prefetto “partente” c’è un solo tema, quello della squadra: per Savastano, il territorio bellunese – dalle istituzioni alle categorie economiche, dal mondo della scuola e del volontariato a quello sindacale – ottiene risultati solo facendo squadra; un atteggiamento che – rileva – per alcune questioni e in alcune località non sempre si è registrato. Quindi, il suo saluto alle Dolomiti non poteva che chiudersi con questa speranza.

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