«Le modifiche del Pnrr approvate da Bruxelles non risolvono i problemi dei piccoli Comuni». Ad affermarlo è Marco Bussone, presidente Uncem.
«La logica municipalista che gli ultimi Governi hanno accettato, fortemente voluta da alcune lobbies e associazioni, per dare tutto a tutti, millantare efficienza, promettere il bello della partecipazione, impedisce accelerazione ed efficacia degli investimenti. I Comuni rinunciano ai fondi. O non sanno come spenderli, come avviene per gli eccessivi voucher per la digitalizzazione della pubblica amministrazione, capaci di sballare il mercato e portare il costo di un sito comunale da 5mila a 35mila euro. Come scrive il mio predecessore in Uncem, Enrico Borghi, ‘aver lasciato i piccoli Comuni a loro stessi, rinunciando a una vera riforma degli enti locali in grado di assicurare efficienza e rappresentanza determina la perdita di investimenti per territori deboli. In assenza della politica, pagano sempre i più fragili».
E conclude: «La frammentazione e il municipalismo, che ha mosso i i bandi Pnrr secondo la logica perversa del tutti contro tutti, non aiutano. Poi è arrivato il ministro Fitto che ha spostato senza motivo risorse: non sappiamo ancora modalità di sostituzione e dunque logiche di intervento, in particolare su dissesto idrogeologico e piccole opere comunali. Regnano dubbi e incertezza anche su appalti e interventi avviati dagli enti locali. Se i Comuni lavorano da soli, sul Pnrr in particolare, si va poco lontano. Insieme, nella logica sinodale che stiamo affrontando, si è vivi e si spendono bene risorse alle quali oggi i Comuni rinunciano, o non sanno come fare a spendere. E andranno in crisi. Perché è impensabile spendere 200 o 300 mila euro, o più, nei Comuni con meno di 5mila abitanti, e aspettare un anno prima che Roma rimborsi la cifra spesa. La politica abbia la forza di fare riforme. Dall’alto. Dallo Stato, chiedendole alle Regioni anche con un potere sostitutivo».





