L’industria manifatturiera rallenta ancora: «Troppi fattori di perturbazione»

L’industria manifatturiera rallenta ancora: «Troppi fattori di perturbazione»

Il manifatturiero soffre: è ancora in flessione la produzione industriale. Anche il quarto trimestre è all’insegna dell’incertezza rispetto all’evoluzione degli scenari geo-economici, come rimarca il presidente della Camera di Commercio di Treviso-Belluno, Mario Pozza: «Siamo di fronte a un trimestre negativo sia per produzione e fatturato, sia per la raccolta di nuovi ordini. Ci tengo tuttavia a segnalare che, da alcuni indicatori meno congiunturali, emerge un quadro ancora riconducibile a uno scenario di “normalizzazione” del ciclo economico, dopo due anni concitati di ripartenza post-pandemia, di settori sostenuti da politiche fiscali espansive, di funzionamenti anomali delle catene del valore anche a causa degli eventi bellici e dei rincari energetici». 

Ma è una “normalizzazione” incompiuta: «Perché è esposta di continuo a fattori di perturbazione (vedi conflitto fra Gaza ed Israele), con effetti asimmetrici fra settori. Il campione interpellato ci restituisce un’immagine alquanto nitida al riguardo, evidenziando la maggiore sofferenza dei settori legati ai beni di consumo (sui quali impatta l’inflazione), rispetto a quelli legati ai beni d’investimento che, nonostante il perdurare dei tassi d’interesse alti, si avvantaggiano anche di una maggiore apertura internazionale, e dunque di una maggiore diversificazione del rischio mercati». 

Per il manifatturiero bellunese l’indicatore che sembra soffrire di più dell’incertezza sul futuro è la domanda estera. Qui la polarizzazione dei giudizi è quanto mai emblematica: un 36% di imprese scommette per una sua (moderata) crescita, a fronte di una quota di imprese lievemente superiore (37%) che fornisce giudizi scettici, di possibile contrazione della domanda. Va però evidenziato che a giugno lo sbilanciamento sulle indicazioni pessimiste era molto più netto. 

In generale, le previsioni raccolte dagli imprenditori bellunesi non sono del tutto pessimiste, ma guardano al futuro in modo prudente. Su produzione, fatturato e domanda interna oltre il 41% degli intervistati si sbilancia per una moderata crescita, a fronte però di quote significative, benché inferiori, di giudizi orientati alla flessione: 1 impresa su 3 prevede il fatturato in contrazione, 1 impresa su 4 prevede una raccolta ordini dal mercato interno in contrazione. A mezza via si collocano i “pessimisti” sulla produzione (28% degli intervistati).

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