Il granchio blu è sbarcato anche sulle tavole del Cadore, come ingrediente di una pizza. Ma sul tema, c’è chi è guardingo. Come la consigliera regionale Cristina Guarda (Europa Verde):
«L’utilizzo non gode di alcuna garanzia di sicurezza alimentare. Da tempo la Regione del Veneto non effettua il monitoraggio e la valutazione, richiesti dalla Ue nel 2014, del rischio sulla presenza di contaminanti ambientali di origine antropica nei molluschi bivalvi allevati o pescati in Veneto. Si tratta di dati assai importanti, considerando che vongole e mitili sono ritenuti accumulatori di sostanze inquinanti. Di conseguenza, i nostri allevatori non possono contare sull’apporto di dati scientifici da utilizzare, per esempio, nella classificazione delle aree di produzione/raccolta dei bivalvi e nelle rispettive attività di vigilanza e di tutela della salute pubblica.
Considerato che il granchio blu è un noto predatore di vongole, molluschi bivalvi soggetti agli effetti dell’accumulo di sostanze inquinanti, vi è il fondato rischio che diventi a sua volta veicolo di sostanze nocive alla salute dell’uomo. Soprattutto tenendo conto che il granchio preda anche in aree non classificate come aree di allevamento, quindi non soggette a controlli sulla base di specifici parametri. Vieni quindi da chiedersi sulla base di quali studi scientifici molti rappresentanti delle istituzioni venete promuovano il granchio blu a tavola».





