Non si placano le polemiche relative alla mancata adesione del Comune di Belluno al Pride in programma il prossimo 15 luglio. Dopo il botta e risposta nel consiglio comunale di mercoledì scorso (quando l’ordine del giorno proposto dai gruppi di opposizione sull’adesione alla manifestazione non è stato approvato) “Insieme per Belluno” torna sulla questione, annunciando che il gruppo sarà presente.
«A cosa servono le istituzioni?» Si chiedono i componenti del gruppo capitanato da Lucia Olivotto in una nota, «se si parte da questa domanda si comprende come manchi, nelle argomentazioni della maggioranza, un senso di coerenza logica. Le istituzioni, in questo caso comunali, non servono a scegliere quale tra i diritti della popolazione sia più valente di altri. Se si fanno distinzioni di questo genere, il castello dei diritti di cittadinanza, al quale man mano potrebbero venir tolte carte perché non ritenute sufficientemente valevoli, crolla».
Continua la nota di “Insieme per Belluno”: «Le istituzioni comunali servono invece a sostenere e garantire, tra le altre istanze, uno spazio di libertà ai cittadini, anche a coloro che la pensano diversamente dai componenti le commissioni e i consigli stessi, che non sono tenuti a condividere, nel loro foro interiore, ogni istanza, ma a tutelarne l’espressione, se conforme alla legge. Ecco perché per IPB, partecipare a titolo istituzionale al Pride, o a qualsiasi altra manifestazione a tutela di diritti fondamentali e costituzionalmente garantiti, è una importante opportunità per promuovere inclusione e uguaglianza, ed è cosa diversa dal farlo a titolo personale: il Comune, come la commissione Pari Opportunità rappresenta tutti i cittadini. E se si dichiara di non poter aderire alle istanze del Pride per coerenza con quello che è scritto nel loro manifesto, non si comprende a quale titolo morale si partecipi come singolo».
In conclusione il gruppo consiliare chiede «che possano essere spiegate le ragioni che sottostanno alle richieste esposte nel manifesto del Pride; e che si apra un dialogo cui la città di Belluno, come ha sempre fatto, offra accoglienza e ascolto, perché questa libera manifestazione del pensiero possa far luce e sensibilizzare su temi che riguardano la vita concreta di persone che chiedono il riconoscimento pieno di diritti a livello collettivo e non unicamente a titolo personale. E così che una città cresce e si realizza»





