«Cosa intende fare l’amministrazione De Pellegrin per tutelare l’immagine della città?» Se lo chiedono i gruppi di opposizione in consiglio comunale, all’indomani del servizio andato in scena nella trasmissione di Rete 4 «Fuori dal coro», nella quale Belluno viene dipinta come una città sotto assedio della criminalità.
Per i consiglieri di minoranza «Oltre ad essere stato confezionato con dati errati tratti dalle varie classifiche sulla qualità della vita, nel servizio sono stati rappresentati fatti delittuosi in gran parte non accaduti in città». Il riferimento è alla rapina ai danni del gestore del supermarket Ardivel, avvenuta lo scorso novembre a Ponte nelle Alpi, o all’omicidio di Antonio Costa, avvenuto il 6 maggio, ma a Fener, che dista 40 chilometri dal capoluogo.
Un quadro, quello disegnato da Rete 4, che per le minoranze crea un indubbio danno d’immagine ad una città che punta su turismo e qualità della vita:
Sulla stessa lunghezza d’onda di Lucia Olivotto l’ex sindaco Jacopo Massaro, che ricorda come tutti i primi cittadini che si sono succeduti hanno sempre lavorato per accrescere la qualità della vita di Belluno:
In risposta agli attacchi della minoranza, nel tardo pomeriggio di oggi da Palazzo Rosso è arrivata alle redazioni la copia della lettera (che potete leggere integralmente qui) inviata a Rete4 dal sindaco Oscar De Pellegrin e dall’assessore alla sicurezza Raffaele Addamiano (del quale nel servizio incriminato è stato utilizzato uno spezzone di una vecchia intervista). «Quanto visto e ascoltato l’altra sera nel servizio «Emergenza sicurezza- La paura arriva anche nei piccoli paesi” pare contraddire platealmente l’auspicio di una informazione corretta, veritiera e oggettiva – si legge nella lunga lettera inviata all’emittente di Mediaset e che controbatte punto per punto le tesi raccontate – perché aver fatto intendere al pubblico che Belluno, da anni ai vertici della qualità della vita in Italia, sia diventata, testualmente, una città in toto “invasa da violenza, spaccio e baby gang” non solo non rappresenta affatto la realtà, ma è anche una grave forma di disinformazione, strumentale soltanto a fare un meschino scoop scandalistico a beneficio di pochi, disattenti osservatori».
«L’allarmismo catodico — conclude la lettera – non è informazione, ma, molto più banalmente, bieca speculazione che danneggia una città e la sua immagine esterna, soprattutto nell’imminenza della stagione estiva, assai importante per lo sviluppo economico dell’intera area bellunese».
«Tale grave pregiudizio – conclude la lettera – andrà risarcito in ogni sua forma». Altrimenti, ammoniscono De Pellegrin e Addamiano, «L’amministrazione comunale si riserverà ogni azione nelle più opportune sedi, giudiziarie e non».





