Proseguono da parte dei Nas di Treviso e del dipartimento di Prevenzione dell’Usl 1 Dolomiti, gli accertamenti per ricostruire il percorso del tonno fresco, mal conservato, che lunedì pomeriggio ha causato quattro casi di sindrome sgombroide a Belluno.
Vittime dell’intossicazione (che causa cefalea, rush cutanei e sintomi gastroenterologi) quattro professionisti bellunesi, che a pranzo avevano consumato pasti contenenti tonno fresco in due noti locali del centro. Nel giro di un’ora l’insorgenza dei primi sintomi, con conseguente arrivo al Pronto soccorso dell’ospedale “San Martino”, dove sono stati curati con terapia antistaminica. Le quattro persone stanno bene e sono state dimesse già in serata.
Già lunedì i Nas hanno ispezionato i due ristoranti e anche gli esercizi dei due fornitori a monte, sequestrando del tonno fresco, sul quale sono stati effettuati dei prelievi per le analisi analitiche di dettaglio. L’ipotesi è che sia andato storto qualcosa nella “catena del freddo”.
Come spiega l’Usl 1, infatti, per evitare il formarsi dell’istamina (la causa dell’intossicazione) è necessario che le carni dei pesci siano conservate sotto i 4°C. In attesa del completamento delle indagini, l’azienda sanitaria invita a non consumare tonno crudo.





