Serio, competente, preparato: addio al giornalista Omar Monestier

Serio, competente, preparato: addio al giornalista Omar Monestier

Il mondo del giornalismo piange la scomparsa di Omar Monestier: bellunese, avrebbe compiuto 58 anni il prossimo 23 settembre. Un malore nella notte nella sua casa di Moruzzo, in provincia di Udine, l’ha portato via agli affetti più cari, la moglie Sara e i figli. 

«Serio, competente e preparato – lo ricorda il Sindacato giornalisti Veneto – un carattere conciliante unito a una fine arguzia: con la sua morte perdiamo una delle firme più prestigiose del Nordest ma anche un amico». 

La sua prima esperienza è a Radio Valbelluna, quindi la collaborazione con il Gazzettino, sotto la direzione di Giorgio Lago: «Al termine di un contratto di sostituzione nella redazione di Belluno, Monestier venne assunto come praticante dalla neonata Gazzetta delle Dolomiti dell’editore Edoardo Longarini. Era il 1990».

Nel 1992 diventa professionista e subito dopo l’esame di stato passa alla Cronaca di Verona diretta da Paolo Pagliaro: «Qui ricopre l’incarico di vice caposervizio della redazione Provincia e successivamente caposervizio della cronaca cittadina fino al 1994 quando lascia la città scaligera per andare a Bolzano chiamato dal direttore Giampaolo Visetti per assumere l’incarico di caporedattore de Il Mattino dell’Alto Adige».

Monestier rimane a Bolzano fino al 1997, poi si dimette per assumere l’incarico di caporedattore della redazione trentina dell’Alto Adige diretto da Fabio Barbieri e con Barbieri nel ‘97 si trasferisce al Mattino di Padova dove assume l’incarico di vice direttore. Tre anni dopo diventa anche vice direttore della Tribuna di Treviso e a maggio del 2000 diviene condirettore del Mattino di Padova con il ruolo di coordinatore dei quotidiani La Tribuna di Treviso e La Nuova di Venezia e Mestre. Dal 2005 a marzo 2012 è direttore de Il Mattino di Padova e nello stesso periodo, da ottobre 2011 a marzo 2012 è anche direttore del Corriere delle Alpi. 

Non è mancato il cordoglio del presidente della Regione, Luca Zaia: «Ci ha lasciato prematuramente, in punta di piedi, un grande bellunese, un veneto doc, un giornalista stimato in Veneto, ma anche in altre regioni d’Italia, in cui ha lasciato la sua impronta indelebile come il Friuli e il Trentino. Il tocco della sua penna non si può scordare, per la finezza, per la concretezza e per il rispetto e la ricerca della verità che hanno sempre contraddistinto i suoi articoli». 

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