Legge sulla montagna: «No all’assistenzialismo, sì a interventi sartoriali»

Legge sulla montagna: «No all’assistenzialismo, sì a interventi sartoriali»

La montagna bellunese non chiede assistenzialismo. Ma regole che non la penalizzino e che tengano conto delle maggiori difficoltà del vivere e fare impresa in alta quota. Se ne è parlato ieri mattina nel convegno “Lo sviluppo sale in quota”, organizzato a Palazzo Bembo da Confindustria Belluno Dolomiti. Una giornata dedicata alla montagna, alla quale hanno partecipato anche i ministri Mariastella Gelmini (Affari regionali) e Federico D’Incà (Rapporti col Parlamento).

Tra gli strumenti normativi a supporto di un nuovo sviluppo delle “terre alte” ci sono la Legge quadro sulla montagna e l’autonomia differenziata. Soprattutto la prima è in rampa di lancio: già licenziata dal Consiglio dei ministri, è attesa al vaglio del Parlamento. «E’ stata assegnata in prima lettura alla Camera dove sarà probabilmente incardinata in Commissione Bilancio e io spero che i parlamentari abbiano la sensibilità di esaminare, emendare ed approvare questo disegno di legge quanto prima». Per due ragioni, spiega il ministro Gelmini: «La prima è simbolica, perché mi piacerebbe arrivare alla giornata mondiale per la montagna (l’11 dicembre, ndr) con la legge approvata; la seconda è pratica: già la legge di Bilancio di quest’anno aveva stanziato le risorse necessarie. Ora quelle risorse, che sono già disponibili e che sono vitali, devono essere messe a terra con un disegno più organico e per farlo serve che la nostra proposta di legge diventi norma dello Stato».

Si tratta di un fondo di 100milioni di euro. Che raddoppierà nel 2023. E che si spera, è l’auspicio del ministro D’Incà, possa essere poi ulteriormente ampliato: «Perché quei soldi, spalmati su tutti i Comuni montani, rischierebbero di non permettere di realizzare tutti gli interventi che sono necessari al rilancio dei territori».

I problemi della montagna, d’altra parte, sono molti e reali. E hanno tutti, grossomodo, una concausa che poi diventa pure effetto. Lo spopolamento. «La provincia di Belluno perde 1.000 abitanti all’anno – ricorda la presidente di Confindustria Belluno, Lorraine Berton, che ribadisce la necessità di norme che tengano conto del “differenziale montagna”. «Noi non vogliamo assistenzialismo – dice – ma regole che ci permettano di non essere penalizzati. Perché fare impresa in montagna è più difficile: per i costi, le infrastrutture carenti, la mancanza di servizi».

Un’attenzione particolare chiede anche il deputato di Forza Italia Dario Bond, nella veste di presidente del Fondo per i Comuni di confine. Che ricorda come «La specificità della Provincia di Belluno, sancita nell’articolo 1 dello Statuto regionale e regolata dalla legge 25, è finora rimasta lettera morta. Al governo chiedo che la Legge sulla montagna tenga in considerazione i territori totalmente montani: Belluno, Sondrio, Verbania. Ringrazio il ministro Gelmini perché se la legge viene portata avanti è merito suo».

Il rilancio della montagna si può fare, secondo Gelmini, «Utilizzando le risorse del Pnrr per costruire un abito su misura per ogni territorio, abbandonando gli stereotipi che finora hanno allontanato le riforme». Misure sartoriali. Come quelle che chiede Roberto Padrin, presidente della provincia di Belluno, in un documento consegnato ieri alla Gelmini. Tra le misure ipotizzate per «assicurare un futuro» al territorio, la possibilità di «sperimentare pacchetti speciali per il recupero del patrimonio edilizio esistente, dando la possibilità agli enti locali di trasformare ruderi o immobili fatiscenti in edilizia residenziale a prezzi calmierati per le figure professionali (medici e insegnanti) che il Ddl montagna permettere di attrarre tramite incentivi economici». Ma per poterlo fare «Servono strumenti di semplificazione per superare il frazionamento delle proprietà e intervenire strutturalmente sugli edifici». Questo permetterebbe di dare nuova vita ai centri abitati montani. «Molti dei quali – conclude Padrin – sono altrimenti destinati a scomparire entro una ventina d’anni».

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