Circa 180 chiamate al giorno, che si traducono in oltre 14mila missioni ogni anno. Sono alcuni dei numeri che caratterizzano l’attività del Suem 118, che ieri ha festeggiato i 30 anni di attività aprendo le porte della sua base operativa all’ospedale “Giovanni Paolo II” di Pieve di Cadore. Una giornata importante per un servizio che proprio in Cadore ha mosso i primi passi grazie alla visione e alla lungimiranza dell’allora primario Angelo Costola (che poi fu anche valente assessore provinciale).
A Pieve di Cadore l’unità centrale operativa coordina il lavoro dei 4 Pronto soccorso sparsi nel territorio bellunese. Una rete che può contare anche su decine di volontari nelle varie associazioni e croci bianche, 10 ambulanze disseminate nei punti ospedalieri, 3 automediche e l’elicottero.
E proprio il servizio di elisoccorso è un’eccellenza nata in Cadore, con le prime sperimentazioni datate 1988. Dieci anni dopo, nel 1998 sempre a Pieve di Cadore inizia anche la sperimentazione del volo notturno, che aprirà la strada a esperienze simili in tutta Italia. Il servizio, dopo alcuni anni di stop, è finalmente entrato a regime in tutto il Veneto con il nuovo contratto, a settembre 2021. E in 4 mesi di attività sono state già 26 le missioni notturne portate a termine da “Leone”, l’elicottero della base di Treviso abilitato al volo notturno.
Nel ricordo della tragedia di “Falco”, l’incidente accaduto a Rio Gere il 22 agosto 2009 a causa di un cavo non segnalato e che costà la vita a Stefano Da Forno, Dario de Felip, Fabrizio Spaziani e Marco Zago, il Suem 118 aspetta con trepidazione la nuova base Hems, da oltre 3 milioni di euro, in fase di ultimazione. Le difficoltà nel reperimento dei materiali hanno però un po’ allungato i tempi: il cantiere chiuderà non prima del prossimo mese di giugno.





