Nessun nuovo danno da cinghiale e una grande stabilità della fioritura delle specie floreali. Arrivano i primi risultati del progetto pilota per la salvaguardia del narciso, partito nel 2019 grazie al lavoro congiunto di Unifarco, Gruppo natura Lentiai e Comune di Borgo Valbelluna. E sono risultati incoraggianti. I primi dati dei monitoraggi sono stati presentati questa mattina nel vecchio municipio di Lentiai. E spingono il progetto pilota ad ampliare il raggio di azione, diventando un modello di gestione per l’intero arco prealpino, con l’obiettivo ambizioso di espandere e applicare le linee guida in diverse altre zone in Italia.
«Il progetto ha preso il via dall’osservazione che le fioriture di narcisi, una volta molto abbondanti – spiega Adriano Zampol d’Ortia, del Gruppo Natura – nel corso degli anni si sono ridotte, a causa di una serie di fattori che vanno dall’arrivo dei cinghiali all’abbandono dell’attività di sfalcio in quota, con conseguente proliferazione del verabro, una pianta infestante».
Da qui l’idea, mutuata da analoghi progetti che da una quindicina d’anni si stanno portando avanti nella zona di Montreux, in Svizzera: ovvero l’implementazione delle buone pratiche – quali sfalcio tradizionale, recinti elettrificati per limitare i danni dei cinghiali e raccolta manuale del veratro – per salvaguardare la spettacolare fioritura di quest’angolo di Valbelluna.
«Ci siamo concentrati su due aree specifiche – spiega Alberto Scariot, dottore forestale -: 15 ettari a Col d’Artent e altrettanti a col Moscher, entrambe aree pedemontane nella zona di Pian de Coltura. In queste due aree abbiamo realizzato degli interventi specifici». In particolare, contro l’attacco dei cinghiali sono stati installati, grazie al contributo di Unifarco, due recinti elettrificati. Il primo, installato a col Moscher a maggio 2019, ha permesso di azzerare i danni causati dagli ungulati. Lo stesso risultato si è ottenuto all’interno dei 22mila metri quadri recintati un anno dopo a col d’Artent.
«Inoltre si sono gestite le aree attraverso un mix di sfalcio tradizionale e utilizzo della trinciatrice (ove non possibile utilizzare la barra falciante a causa del terreno rovinato dai cinghiali)». In primavera, infine, l’eradicazione manuale del veratro, grazie al lavoro di decine di volontari, che in circa 300 ore di lavoro hanno ripulito dalla pianta infestante 18 ettari di terreno. «L’eradicazione manuale – spiega Scariot – evita la fruttificazione e di conseguenza un’ulteriore propagazione».
Come detto, positivi i risultati. «Nelle 6 aree di monitoraggio – spiega Scariot – di 25 metri quadrati l’una, abbiamo assistito ad una assoluta stabilità della zona, dal punto di vista della conservazione dei prati, con una fioritura migliore».
Importante anche la componente turistica. Tra maggio e giugno di quest’anno, infatti, sono state organizzate 4 domeniche aperte al pubblico. «Con risultati lusinghieri – spiega l’assessore al turismo e all’ambiente di borgo Valbelluna, Simone Deola – tanto che abbiamo calcolato l’arrivo di circa 2.000 persone, da tutta Italia. Ne hanno beneficiato non solo le attività economiche, ma anche altri siti culturali che sono stati visitati, come le chiesette rurali. Un progetto turistico che vogliamo ampliare e che dimostra che se le cose vengono organizzate dall’inizio, puntando alla sostenibilità ambientale e coinvolgendo tutti gli attori del territorio, portano buoni risultati e un turismo consapevole. La promozione dev’essere l’ultimo passaggio. Quando i fattori vengono ribaltati, abbiamo scoperto sulla nostra pelle quanto sia poi difficile recuperare».
Il progetto è stato supportato anche attraverso una raccolta fondi e con l’omaggio di spille da zaino, grazie alla collaborazione tra il Gruppo Natura Lentiai, il Cai Feltre, Alpago e Belluno. Oltre 2.000 le spille distribuite tra gli abitanti dei comuni limitrofi e gli associati al club, a dimostrazione dell’attenzione di tutti i turisti – non solo veneti – verso la sfera ambientale; sensibilità comune resa ancora più evidente dalla numerosa partecipazione alle iniziative promosse per la messa a terra del progetto, come la giornata di volontariato per l’estirpazione del veratro.
«Lavorare in sinergia con altre realtà del nostro territorio, facendo rete tra Aziende, Istituzioni e Associazioni locali, è una strada virtuosa fonte di stimolo per un miglioramento continuo e per la salvaguardia della biodiversità – commenta Ernesto Riva, presidente di Unifarco – Siamo orgogliosi dei risultati che vediamo oggi e, unendo le nostre forze, intendiamo esportare il progetto verso altri territori, limitrofi e non, per sensibilizzare più persone possibili sul ruolo chiave che il rispetto e la cura per la natura dovrebbero avere nelle nostre vite, sia come imprese, sia come cittadini. Quando i prati vengono curati ci guadagnano tutti. Meno uno: il proprietario del terreno, perché sappiamo bene che tagliare l’erba in alta quota è un costo. Allora, come ho avuto modo di dire al ministro D’Incà, che la scorsa settimana ha visitato Unifarco proprio per questa ragione, occorre che la politica sappia aiutare chi salvaguardia i terreni in quota».





