Due terzi dei bellunesi bevono l’acqua del rubinetto. Gli altri non lo fanno a causa del sapore e odore di cloro, o perché non limpida, dopo piogge o altri eventi atmosferici. I dati sono quelli contenuti nel questionario diffuso lo scorso mese di giugno dal comitato degli utenti del consiglio di bacino Dolomiti. Ovvero l’organo formato da 9 membri che rappresenta altrettante associazioni e realtà del Bellunese, che ha il compito di portare la voce degli utenti al gestore delle reti idriche, Bim Gsp.
«Il questionario – spiega il presidente del comitato, Guido Mattera – diffuso per via telematica da giugno a fine agosto – ha ricevuto 560 risposte da parte degli utenti. Un numero un po’ inferiore alle nostre aspettative, ma comunque indicativo del territorio, dato che hanno risposto cittadini da 48 comuni». La parte del leone è fatta dal capoluogo, dalla quale sono arrivate 160 delle 560 risposte totali.
Poche e semplici le domande poste. “Bevi l’acqua del rubinetto?”. “Se non lo fai, quali sono i motivi?”. Più uno spazio aperto dedicato ad eventuali spunti.
«Dalle risposte si evince che il 66% dei Bellunesi, ovvero i 2/3, bevono regolarmente l’acqua del rubinetto – continua Mattera -. Un dato solo di poco inferiore a quello che ha diffuso Bim Gsp e derivante dalle sue analisi di customer satisfaction, che si attesta al 72%».
Interessanti, secondo il comitato degli utenti, le motivazioni addotte da chi non beve l’acqua del rubinetto. «Sono principalmente due – continua il presidente -. La prima è perché l’acqua sa di cloro. La seconda è perché, soprattutto in occasione di eventi atmosferici, l’acqua risulta torbida, o con un cattivo odore. Soprattutto quest’ultima motivazione conferma una fragilità intrinseca degli impianti idrici in ambiente montano, che si riforniscono direttamente da sorgenti e vasche, soggette pertanto agli eventi climatici».
Un fenomeno, quest’ultimo, particolarmente sentito dagli utenti di Cadore e Agordino. «C’è una grande variabilità delle risposte anche in base all’ubicazione delle utenze nei diversi comuni – spiega Mattera –. Ora cercheremo di incrociare i dati per capire quali siano gli acquedotti più soggetti a questo». Per il comitato i dati raccolti, «Seppur parziali», daranno molti spunti di discussione. «Ora consegneremo i risultati del questionario al comitato di Bacino – per portare a loro conoscenza le problematiche, capire se ci siano già degli interventi in tal senso in atto ed eventualmente indirizzare gli investimenti futuri».
Ad esempio, spiega il comitato utenti, nell’utilizzo del cloro, fondamentale per la potabilizzazione dell’acqua, si potrebbe agire in maniera diversa? «In realtà Bim Gsp sta già riducendo il suo utilizzo – spiega Mattera – ma si può sempre migliorare». Ci sono poi altri metodi, come l’utilizzo dei raggi ultravioletti o l’installazione di filtri depurativi direttamente nelle opere di presa. «Potrebbero essere una soluzione – spiegano dal comitato – va capito fino a che punto si intende e si possa investire in tal senso. Il questionario, che sarebbe auspicabile potesse venire utilizzato per valutare tutti i servizi pubblici, ha proprio lo scopo di portare all’attenzione del comitato di bacino la percezione degli utenti, per aiutare il gestore a migliorare il servizio».





