Nessun seguito al progetto ItalComp. Lo ha dichiarato il ministro dello Sviluppo economico Giorgetti. Per la Acc di Mel adesso sono guai seri. O arriva un acquirente, oppure la fabbrica rischia di chiudere per sempre.
La notizia ha già sollevato nubi nere. Con una particolarità: tutti d’accordo sul fallimento di Giorgetti, dall’estrema Sinistra, al centro Destra.
«L’annuncio di Giorgetti cancella il futuro dei lavoratori della Acc, perché è chiaro che molto difficilmente sarà trovato un acquirente privato che dia gambe ad un vero piano industriale e pertanto il destino dello stabilimento è segnato dalla parola “dimissioni”» attacca Rifondazione Comunista. Che guarda con preoccupazione alla manifattura bellunese.
«Questa decisione è il risultato di un chiaro progetto di depauperamento della capacità produttiva manifatturiera della provincia di Belluno, propedeutico all’idea di trasformare questa provincia in una grande Disneyland dove troverà spazio e sviluppo solo il turismo “mordi e fuggi” o collegato a grandi eventi, facilitato da strade, superstrade, autostrade, gallerie e viadotti».
Duro anche il deputato di Forza Italia Dario Bond: «L’abbandono del progetto Italcomp è segno tangibile di un governo che abdica alle sue funzioni e dimentica una produzione strategica per il made in Italy. Se di fronte alla crisi questa è la risposta, significa che non si sono comprese fino in fondo le conseguenze del Covid sulle lavorazioni tipiche dell’industria italiana».
Per Bond, «in un altro Paese, con lobby europee, si sarebbe proceduto con una sorta di statalizzazione, con garanzie dello Stato e avviamento temporaneo dell’attività per far nascere e sviluppare il polo, per creare tecnologia, lavoro e sviluppo. Senza andare tanto distanti, si sarebbe fatto quello che ha fatto l’Austria con il polo del bianco e i motori. Perché ci sono delle lavorazioni estremamente importanti e strategiche che non possono essere dimenticate. Le lavorazioni relative alla tecnologia del bianco, in Italia, devono essere difese dallo Stato. E sottolineo il “devono”. La comunicazione che il ministro Giorgetti fa non è altro che il segno di un governo che non ha capito quanto importante e negativa sia stata la botta legata al Covid nelle nostre lavorazioni: non siamo stati in grado – un anno fa – di avviare la produzione di mascherine. E alla prossima crisi globale non saremo in grado di realizzare il motore per una lavatrice o un frigorifero. Complimenti governo».





