Il Veneto che Vogliamo ed Europa Verde Belluno, insieme, per il “Piano nazionale di ripresa e resilienza”.
Un piano da calare sul territorio bellunese: «In Regione – affermano – la giunta e la maggioranza hanno dimostrato di voler usare questa opportunità per confermare il tipo di sviluppo che ci ha portato all’insostenibile situazione attuale. Sono stati presi dai cassetti progetti per lo più datati, a basso grado di innovazione tecnologica, ma a elevato impatto ambientale, senza alcun confronto con i territori: in particolare quelli marginali».
Non mancano gli esempi: «Con il macro-progetto per le Olimpiadi invernali 2026, si intende finanziare interventi come la pista da bob e il villaggio olimpico che dovrebbero eventualmente godere di altre specifiche risorse. Molto più utile sarebbe investire su nuove forme di turismo capaci di rispondere ai cambiamenti climatici in corso. Inoltre è assente il tema dello spopolamento e non vengono proposte azioni innovative per tentare di affrontare il problema».
Da qui, le proposte: «Per attuare la rivoluzione verde e la transizione ecologica, spazio al “Biodistretto provinciale” con adeguate risorse per chi intende aprire o riconvertire un’azienda agricola. È necessario poi attuare la riqualificazione degli edifici e dei piccoli centri in un’ottica di comunità energetica agendo sulla riduzione dei consumi e sull’efficientamento della produzione del calore».
Altro capitolo riguarda le infrastrutture per la mobilità sostenibile: «Va potenziata e messa in sicurezza la viabilità interna e intervalliva per tutti i residenti e non possono mancare le connessioni ferroviarie con le province di Trento e Bolzano per ripensare anche il trasporto merci verso la direttrice del Brennero, liberando la statale di Alemagna dal traffico pesante. Senza considerare il rilancio del trasporto pubblico e del car sharing. No a nuovi impianti di risalita e a caroselli sciistici spacciati per mobilità sostenibile».
Quindi, istruzione e ricerca: «In provincia sono pochi i comuni che hanno un’offerta di scuola secondaria entro i 30 minuti di percorrenza con mezzi pubblici. A sostegno degli alunni e delle famiglie non solo devono essere individuate soluzioni innovative, ma vanno potenziati il trasporto pubblico e l’offerta dei convitti. La cultura non può essere funzionale soltanto all’offerta turistica». Priorità, inoltre, a salute e sociale: «Come? Attraverso lo sviluppo della sanità di prossimità e l’integrazione tra politiche socio-sanitarie. Senza tralasciare il rilancio dei consultori pubblici, frutto della storia della partecipazione femminile alla politica, adeguandoli in numero e facilità d’accesso. E la realizzazione di strutture, come le Case della comunità, punto di riferimento dell’assistenza territoriale di prossimità. Vanno poi creati servizi rivolti a giovani e a famiglie. come asili nido e per l’infanzia, doposcuola e servizi di trasporto locali per il tempo libero».
Del piano si parlerà anche oggi, online, alle ore 18: l’appuntamento si intitola “Il Recovery Plan che vogliamo” è organizzato da Il Veneto che Vogliamo (link https://us02web.zoom.us/J/84980064809).





