Di venere e di marte, un tempo. Oggi anche gli altri giorni della settimana. Perché sposarsi si può, dopo la fine del lockdown. E diverse coppie si stanno dicendo il “fatidico sì”. Altre però hanno pensato di rinviare a tempi migliori. La cerimonia in tempo di Covid è complicata. Dopo l’ordinanza anti-balli, ancora di più.
Intanto è un matrimonio per pochi intimi: feste da centinaia di invitati sono impossibili (o meglio, il rischio di assembramenti involontari aumenta esponenzialmente). Che sia in chiesa o in municipio, il “sì” è affare per pochissimi. Gli uffici comunali calcolano al millimetro gli spazi e il numero di persone che possono essere presenti alla cerimonia in Comune. E in molti casi nessuno oltre a marito, moglie e testimoni (e celebrante in fascia tricolore, ovviamente). Scene da Promessi Sposi, con Renzo e Lucia che tentano il matrimonio a sorpresa chiudendo don Abbondio nel suo studiolo, insieme ai testimoni improvvisati. Del resto, con una pandemia in corso va così. E parenti e amici rigorosamente fuori ad aspettare.
Poi arriva il momento del lancio del riso. Allarme rosso: guai a passarsi i chicchi di mano in mano. E la mascherina, immancabile, può essere abbassata solo per le foto. Ma anche qui sorge un problema: le pose con parenti, amici, famigliari e invitati sono ammesse, però con ampi distanziamenti; risultato: più che foto da matrimonio sembrano scatti da lista civica in odore di elezioni (auguri al fotografo).
Capitolo ricevimento. Aperitivo sì, ma ancora con distanziamento. Baci e abbracci sarebbero vietati, a rigore. Poi ognuno fa quel che può. E i confetti? Meglio scordarsi le enormi terrine ricolme da cui pescare a piene mani: solo mono-porzioni, già confezionate nella bomboniera; o confetti uno per uno nel cellophane, asettici.
Balli di gruppo? Vietatissimi. Quindi l’orchestrina è superflua. E il lancio del bouquet? La bagarre di donne pronte a raccoglierlo fa assembramento. Quindi, niente da fare.





