Milioni di euro andati in fumo. Anzi, rimasti bloccato a casa, in quarantena. Tanto vale il turismo mancato di marzo e aprile. Tra la chiusura anticipata della stagione dello sci (che sarebbe arrivato tranquillamente fino a Pasqua quasi ovunque), il blocco dei ponti del 25 aprile e 1° maggio, e l’impossibilità di spostamenti, la montagna bellunese ha perso vagonate di turisti. E quindi, milioni e milioni di euro. Torneranno? I turisti si spera proprio di sì. Gli euro no: quelli sono andati.
I NUMERI
A tirare le somme è la Fondazione Think Thank Nordest, che ha calcolato il danno numerico ed economico del lockdown. Si stimano 75 milioni di presenze turistiche andate perse (la maggior parte delle quali in Veneto), per un totale di 42 miliardi di fatturato persi e 22 miliardi di consumi mancati. Ma le cifre dovranno essere aggiornate a fine estate, dato che non è così scontato il ritorno alle vacanze “normalI” nei prossimi mesi. E il periodo giugno-settembre costituisce il 60% del flusso turistico dello Stivale.
BELLUNO
Tra le Dolomiti, il lockdown ha fatto chiudere le piste da sci poco dopo il periodo delle settimane bianche. Una piccola consolazione di tanti impiantisti e albergatori. Perché se il coronavirus fosse arrivato un mese prima, le perdite sarebbero state incolmabili. Così, invece, tra la coda dell’inverno e la primavera (mai troppo funzionale al turismo montano) si sono perse 451mila presenze. Se si conta che ogni presenza corrisponde a una camera d’albergo, a cui si possono aggiungere tranquillamente un pranzo e una cena, e magari un’acquisto locale (uno skipass d’inverno, un souvenir, un caffè, un aperitivo…) si ha la dimensione economica di quanto è stato dannoso il Covid. Senza contare tutto l’indotto artigianale (idraulici, falegnami, elettricisti) che gravita intorno al turismo e risente inevitabilmente del blocco di questo settore.
VOCAZIONE TURISMO
Gli effetti del coronavirus colpiscono soprattutto le zone più vocate al settore delle vacanze. E non sono pochi i Comuni bellunesi in cui le imprese del turismo rappresentano la maggioranza nel panorama delle aziende. Rocca Pietore ad esempio è il Comune del Veneto con la più alta quota di imprese turistiche (43,3%, 42 imprese legate al turismo su 97 totali), seguito da Livinallongo del Col di Lana (39%), Selva di Cadore (37,9%), Alleghe (32%), Falcade (27,8%), Auronzo (27,3%) e Val di Zoldo (26,5%). In questi territori il danno è stato (e in parte sarà) notevole. Come a Cortina, dove le oltre 150 imprese del settore turismo hanno dovuto rinunciare anche alle finali di Coppa del Mondo di sci.
E il futuro? Servirebbe la sfera di cristallo. Ma c’è un dato che è già facilmente leggibile, quello della disponibilità economica e di ferie. Perché non basta riaprire alberghi e frontiere: bisogna anche che i vacanzieri abbiano soldi in tasca e possibilità di prendersi una pausa dal lavoro. Il lockdown ha inevitabilmente intaccato anche questi due fattori.





