Dal 4 maggio si riparte. Con quali rischi? E quali regole? Ma soprattutto, siamo pronti? Se lo chiede la Cgil, che in vista del “via libera” graduale alle attività produttive continua a predicare prudenza. Con una premessa. «In verità in questa provincia le possibilità di lavorare erano sempre state molto più larghe che in altri territori – commenta Mauro De Carli, segretario provinciale della Cgil – sia per l’esclusione dell’occhialeria dal lockdown perché autorizzata dal Codice Ateco , sia per le tante deroghe chieste dalle altre ditte, tanto che potremmo facilmente dichiarare che quasi tutti potevano gia’ nelle settimane scorse riprendere attività».
In ogni caso, ciò che è stato e stato. Per la Cgil la riapertura deve essere subordinata alla sicurezza. «Distanziamento sociale nei luoghi di lavoro e nei mezzi pubblici, consistenza e fornitura dei dispositivi anti contagio, riorganizzazione degli orari – continua De Carli – nessuno ha ancora analizzato cosa questo comporterà sia nel fattore produzione che su quello degli orari lavorati, o se addirittura si dovranno avere nuovi lavoratori per garantire le regole anticontagio».
Insomma, con la sicurezza, siamo a posto? Se lo chiede il segretario provinciale della Cgil. «Gran parte delle regole sono conosciute, almeno i principi base, ma siamo sicuri che siano declinati con attenzione entro i luoghi di lavoro? Soprattutto siamo sicuri che verranno osservati anche per il futuro (visto che per l’autunno si potrà prevedere il pericolo dell’ondata di ritorno del contagio)?». Per la Cgil è fondamentale che si rispettino regole e ruoli. «Tutto deve essere sottoposto alle verifiche continuative dei Comitati costituiti dal Protocollo nazionale del 14 marzo, che prevedono la presenza e la facoltà di proposta e verifica dei nostri RSU o RLS. Si darà vera agibilità a questi comitati o si pensa che una volta riaperti i cancelli ci si possa dimenticare di loro?» Un tema caldo caldo soprattutto in quei settori dove il sindacato non è rappresentato capillarmente. «In questi casi si è d’accordo nel trovare metodi reali e concreti per dare applicazione continuativa alle regole del distanziamento sociale, sulla fornitura dei DPI, o altre soluzione che si devono ancora trovare? Non basterà l’autocertificazione».
Sono molti, secondo il sindacato, i punti che vanno ancora affrontati, anche nei settori che riapriranno più avanti, come ristorazione e turismo, servizi. Come si applicheranno le regole per il distanziamento sociale? Alcune scelte, poi, vanno fatte subito. «Il 4 maggio riapriranno i cantieri per le opere in vista dei Mondiali di sci 2021 – ricorda De Carli – e serviranno supporti logistici per i lavoratori in trasferta. Mense e alloggi in regola con le norme anticontagio. Senza l’agibilità di questi ultimi non potrebbero essere utilizzati i lavoratori del settore edile: insomma una serie di garanzie e tutele che non hanno ancora un metodo concertativo, che devono trovare una regia e una declinazione nei vari settori e nelle varie aziende».
E poi bisogna pensare al trasporto pubblico, che con le nuove regole necessiterà di una moltiplicazione di mezzi e personale, anche in vista della riapertura delle scuole in autunno. «Infine, il tema che nessuno vuole esplicitare – conclude De Carli -. La ripartenza cadenzata rischia di tagliare fuori migliaia di addetti precari. Oltre mille le richieste di sussidio avanzate in provincia dai lavoratori “somministrati”. Sono stati i primi ad essere stati lasciati a casa dalle aziende e la loro integrazione salariale si è esaurita già ad inizio aprile. Possiamo discutere su come verranno salvaguardati per il futuro?».





