I sindaci veneti al governo: “Puntare sui Comuni per ripartire”

I sindaci veneti al governo: “Puntare sui Comuni per ripartire”

Chiamatela necessità, o lungimiranza. Oppure miracolo. Covid – 19 riesce in quello che finora non è riuscito a nessuno. I sette sindaci dei capoluoghi veneti svestono gli abiti partitici e si compattano attorno alle idee per la ripartenza dopo la quarantena. Ne è nato un documento in 20 punti, con i quali Luigi Brugnaro (Venezia), Mario Conte (Treviso, è anche presidente di Anci Veneto), Federico Sboarina (Verona), Francesco Rucco (Vicenza), Sergio Giordani (Padova), Jacopo Massaro (Belluno) ed Edoardo Gaffeo (Rovigo) chiedono al governo di aiutare gli enti locali, punti di riferimento per i cittadini e come loro messi in ginocchio dall’emergenza sanitaria. La prima (parziale) conta dei danni del coronavirus è ingente, come ha spiegato in conferenza stampa web Mario Conte assieme ai suoi omologhi degli altri capoluoghi veneti.

LA CONTA DEI DANNI

Si parla di almeno 200 milioni di mancati introiti, senza contare Imu e bilanci delle società partecipate. Se Venezia (secondo i calcoli del sindaco Luigi Brugnaro), mette già in conto oltre 110 milioni di euro di perdite, senza Actv , Casino e partecipate, gli altri capoluoghi veneti non se la passano meglio. Verona perde 50 milioni di euro, Padova 30, Vicenza si attesta sui 10, Belluno e Rovigo già misurano perdite per oltre 2 milioni. «Noi sindaci abbiamo apprezzato lo stanziamento di 3,5 miliardi di euro da parte del Governo – afferma Conte – ma deve essere solo un primo passo e ne serviranno altri. La conta dei danni è inestimabile. Questo è il partito dei sindaci – ha aggiunto – Un partito che, al di là delle appartenenze politiche, ci vede uniti ai colleghi di altri 560 comuni veneti nel voler rispondere ai cittadini nei prossimi difficili mesi”.

LE RICHIESTE

I sindaci non chiedono soldi. Almeno, non solo. Per ripartire servono invece procedure più snelle e liquidità sufficiente. Solo così si potrà continuare a garantire tutti i servizi al cittadino erogati ogni giorno dai Comuni. Che sono il 90% del totale. «Siamo enti virtuosi – afferma Sergio Giordani, sindaco di Padova – quindi chiedo di liberare i nostri Comuni dalle limitazioni del patto di stabilità. Non stiamo chiedendo un euro al Governo, chiediamo solo che ci siano dati gli strumenti per rispondere ai bisogni dei cittadini». Quest’emergenza, per dirla come Edoardo Gaffeo (Rovigo), «Per gli enti locali è la tempesta perfetta: diminuiscono le entrate e aumentano in maniera esponenziale le richieste della comunità, tutti temi su cui i sindaci sono e saranno in prima linea. E’ necessario avere a disposizione risorse immediate e concrete». Anche, aggiunge Francesco Rucco (Vicenza), «con strumenti straordinari di gestione dell’ordine pubblico. Sul tema della sicurezza nei prossimi mesi dovrà esserci un’attenzione particolare». Non si tratta di andare allo scontro con il governo, assicurano i primi cittadini, quanto di convincere Roma a puntare sui municipi: «I Comuni oggi erogano quasi il 90% dei servizi ai cittadini – spiega Jacopo Massaro – ma rappresentano solo il 7,6% della spesa dello Stato e il 2% del deficit. In questa fase post emergenziale servirà puntare su di loro, ma i Comuni sono come aziende, non possono fare debito pubblico. Possono erogare servizi solo a fronte di entrate sufficienti, per questo abbiamo la necessità che ci vengano dati gli strumenti necessari, che oggi chiediamo al Governo e che presto chiederemo anche alla Regione del Veneto»

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