Il mondo del lavoro cambia a una velocità mai vista e l’artigianato, cuore produttivo del Paese, non può permettersi di restare fermo. È il messaggio che arriva da Confartigianato Imprese Belluno, che torna a chiedere con forza la revisione della legge quadro 443/1985, ormai vecchia di oltre quarant’anni. «Mercati, tecnologie, organizzazione del lavoro e competenze sono in continuo divenire. Chi non riesce a stare al passo è perduto», afferma la presidente Claudia Scarzanella. «La riforma è una necessità imprescindibile, e meno male che finalmente il Governo ci sta mettendo mano».
Scarzanella ricorda come la richiesta di aggiornare la disciplina dell’artigianato sia stata evocata anche dal Presidente della Repubblica, sottolineando il valore costituzionale del settore, tutelato dall’articolo 45. «L’artigianato non è solo economia: è cultura, identità delle comunità, patrimonio da trasmettere alle nuove generazioni. Una nuova legge deve riconoscere l’artigianato di oggi, che è manualità ma anche testa e cuore, creatività, innovazione, radicamento nel territorio. E deve proteggerlo con un impianto normativo moderno».
Uno dei nodi principali riguarda la dimensione delle imprese. «Si discute dei limiti numerici, dimenticando che in Paesi come Francia e Germania non esistono restrizioni alla crescita», osserva Scarzanella. «Dimensione e natura artigiana non sono categorie contrapposte. Anzi, la riforma può incentivare la crescita di quelle imprese che oggi evitano di assumere per non perdere la qualifica artigiana».
Il direttore di Confartigianato Belluno, Michele Basso, entra nel merito tecnico. «L’innalzamento dei limiti dimensionali non è generalizzato, ma riguarda solo l’impresa già artigiana che cresce. E non tutte le tipologie: il settore artistico e tradizionale arriverebbe alla soglia dei 49 dipendenti, compresi gli apprendisti, in linea con la definizione europea di piccola impresa». Basso chiarisce anche che la qualifica artigiana non incide sui contratti collettivi applicati: «Un’impresa artigiana può applicare un contratto dell’industria e viceversa. Inoltre, la quasi totalità dei contratti siglati dalle organizzazioni artigiane già si estende ben oltre i limiti previsti dalla legge attuale, arrivando in settori come l’edilizia fino a imprese con 250 dipendenti».
La proposta di riforma, sottolinea Basso, non lascia margini di discrezionalità: «L’iscrizione all’Albo è obbligatoria quando ci sono i requisiti. Non si crea alcuna possibilità di scelta opportunistica». Sul fronte della finanza pubblica, la norma introduce una clausola di neutralità: «Le imprese che superano le soglie ordinarie applicheranno ai dipendenti la contribuzione previdenziale prevista per le imprese industriali di pari dimensione. Non si distorce il mercato, non si sprecano risorse: al contrario, aumentano le entrate contributive».
Per Confartigianato Belluno, la riforma è un passaggio decisivo per permettere alle imprese artigiane di affrontare le sfide della sostenibilità, dell’innovazione e della trasformazione tecnologica. «L’artigianato deve continuare a essere protagonista», conclude Scarzanella. «Per farlo serve una legge che riconosca ciò che siamo diventati e ciò che vogliamo continuare a essere».





