Oltre trenta tra sindaci, assessori, consiglieri comunali e tecnici provenienti dai territori interessati dal riconoscimento UNESCO hanno partecipato a San Vito di Cadore alla quinta edizione del corso “Conoscenza, Responsabilità, Consapevolezza – il ruolo delle Amministrazioni locali per la gestione delle Dolomiti Patrimonio Mondiale”, promosso dalla Fondazione Dolomiti UNESCO. L’iniziativa, ospitata tra venerdì e sabato al Centro Congressi di San Vito, ha registrato una partecipazione in crescita e una presenza sempre più variegata di amministratori provenienti dalle diverse vallate dolomitiche, a conferma dell’interesse verso i temi della tutela e della valorizzazione del patrimonio mondiale.
Ad aprire i lavori è stato il presidente della Provincia di Belluno e della Fondazione Dolomiti UNESCO, Marco Staunovo Polacco, che ha sottolineato l’importanza del confronto tra territori diversi. «Mettere sul tavolo problemi comuni e capire come sono stati affrontati in territori diversi è estremamente utile. Credo sia molto importante la parte formativa, perché solo conoscendo il nostro Patrimonio possiamo pensare a uno sviluppo sostenibile dei nostri territori», ha spiegato. «La vera sfida è fare in modo che le comunità che hanno preservato per millenni queste vallate riescano a sopravvivere in aree bellissime ma in alcuni casi difficili da abitare. Lo sviluppo deve essere sostenibile sia per il Patrimonio Mondiale sia per le comunità che lo abitano».
A fare gli onori di casa il sindaco di San Vito di Cadore Franco De Bon, che ha evidenziato l’importanza di mantenere alta l’attenzione sul riconoscimento UNESCO, soprattutto in una fase di forte crescita dei flussi turistici legati anche alla vicinanza con Cortina.«C’è sempre bisogno di recuperare il tema del riconoscimento UNESCO. Siamo vicini a Cortina e l’influenza dell’evento olimpico ha portato un grande afflusso di visitatori. Anche loro vanno resi partecipi di un riconoscimento mondiale che significa integrità e naturalità», ha affermato il sindaco, annunciando anche l’introduzione del logo UNESCO su tutta la documentazione ufficiale del Comune.
Sul ruolo delle amministrazioni locali è intervenuta anche la direttrice della Fondazione Dolomiti UNESCO, Mara Nemela, che ha ribadito come siano proprio gli enti locali i principali attori chiamati a tradurre sul territorio gli obiettivi di tutela del Bene. «La Fondazione rappresenta un tavolo di confronto per individuare le strategie necessarie al mantenimento dell’integrità del Bene e i soggetti attuatori sono proprio le amministrazioni locali», ha spiegato. «Dobbiamo passare da un turismo dei numeri a un turismo attento al valore del Bene, da un visitatore consumatore a un visitatore partecipe, da una destinazione-vetrina a una comunità ospitante viva e consapevole».
Il programma, curato dalla Rete della Formazione e della Ricerca Scientifica della Fondazione Dolomiti UNESCO e coordinato dalla Provincia autonoma di Trento attraverso TSM-STEP, ha alternato momenti formativi e occasioni di confronto tra amministratori. Tra gli interventi, quello del naturalista e forestale Michele Da Pozzo, che ha illustrato l’esperienza del Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo, e quello del geologo Piero Gianolla, che ha affrontato il tema della crisi climatica e delle sue conseguenze sugli ambienti montani. La seconda giornata è stata invece dedicata a un laboratorio di futuro coordinato dai futuristi Antonio Furlanetto e Rocco Scolozzi, con l’obiettivo di condividere esperienze e individuare strategie di lungo periodo per una gestione sostenibile delle Dolomiti. A chiudere il programma la visita alla mostra “Tiziano e il paesaggio” ospitata nel Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore a Pieve di Cadore.





