Un opuscolo sui cambiamenti climatici distribuito nelle scuole superiori di Belluno è finito al centro di una dura contestazione da parte della Rete degli Studenti Medi e del climatologo Carlo Barbante. Nel mirino il volume«Cambiamenti climatici. Scenari, sfide, soluzioni nelle scuole, presso gli ordini professionali e negli enti del territorio», finanziato dalla Regione Veneto e distribuito dal Comune di Belluno nelle classi quarte e quinte degli istituti superiori, oltre che a ordini professionali ed enti che si occupano di gestione e tutela del territorio. All’interno della pubblicazione compare anche un contributo del geologo Giorgio Giacchetti, presidente dell’Ordine dei Geologi del Veneto. Secondo gli studenti e il docente dell’Università Ca’ Foscari, il testo contiene affermazioni che contraddicono il consenso scientifico internazionale sul cambiamento climatico. Tra queste, la tesi che il riscaldamento globale sia un fenomeno naturale e ciclico, che l’aumento della CO₂ sia conseguenza e non causa dell’aumento delle temperature e che, oltre una certa concentrazione, l’effetto serra dell’anidride carbonica diventi trascurabile.
La denuncia degli studenti
La Rete degli Studenti Medi di Belluno parla di un fatto «gravissimo», sottolineando come il materiale sia stato distribuito proprio nelle scuole. «Non parliamo di un’opinione tra le tante, ma di informazioni false su uno dei temi più urgenti che la nostra generazione si trova ad affrontare», affermano gli studenti, chiedendo al Comune e al sindaco Oscar De Pellegrin il ritiro immediato dell’opuscolo. Nel comunicato viene contestata anche l’idea di presentare le posizioni scientifiche consolidate sul clima e le teorie prive di riscontri sullo stesso piano. «Il pluralismo scientifico non significa equiparare decenni di ricerca a tesi smentite dalle evidenze», sostengono gli studenti.
La lettera di Carlo Barbante
Alla richiesta di ritiro si unisce anche Carlo Barbante, professore dell’Università Ca’ Foscari, direttore dell’Istituto di Scienze Polari del Cnr e presidente del Centro di Studio e Ricerca internazionale sui Cambiamenti Climatici. In una lettera inviata al sindaco di Belluno e alle assessore all’Ambiente del Comune e della Regione Veneto, Barbante chiede la sospensione immediata della distribuzione del volume. Lo scienziato contesta in particolare alcune affermazioni riportate nel testo, definite «confutate da molteplici linee indipendenti di evidenza». Tra queste, l’idea che il riscaldamento causato dalle attività umane non sia significativo, che l’attuale cambiamento climatico rientri in normali cicli naturali e che i modelli climatici non siano affidabili.
«Le attività umane hanno causato il riscaldamento globale»
Nella lettera Barbante richiama le conclusioni del Sesto Rapporto dell’IPCC, secondo cui è «inequivocabile» che le attività umane abbiano causato il riscaldamento globale osservato dall’epoca preindustriale a oggi. I fattori naturali, come l’attività solare o vulcanica, avrebbero invece avuto un impatto minimo sulle temperature registrate negli ultimi decenni. Il climatologo respinge inoltre la tesi della presunta “saturazione” dell’effetto serra della CO₂, ricordando che ogni incremento della concentrazione di anidride carbonica continua ad alterare il bilancio energetico terrestre e contribuisce al riscaldamento del pianeta.
Contestati anche i dati
Oltre alle interpretazioni scientifiche, Barbante mette in discussione alcuni dati riportati nell’opuscolo. Il testo indica una concentrazione atmosferica di CO₂ vicina a 460 parti per milione, mentre le misure e le stime più recenti citate dallo scienziato riportano valori inferiori. Secondo Barbante si tratta comunque di livelli estremamente elevati e preoccupanti, associati a un trend di riscaldamento senza precedenti recenti. Nella sua lettera lo scienziato contesta anche il ricorso a fonti non scientifiche e la scelta di attribuire all’IPCC conclusioni che, sostiene, sarebbero esplicitamente smentite dagli stessi rapporti dell’organismo internazionale.
Arriva anche l’interrogazione del Pd
Sulla vicenda sono intervenuti anche il vicecapogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, Antonio Dalla Pozza, e l’esponente bellunese Alessandro Del Bianco, che definiscono «grave e preoccupante» la diffusione di contenuti ritenuti negazionisti sul cambiamento climatico. I due consiglieri hanno annunciato la presentazione di un’interrogazione a risposta immediata rivolta alle assessore regionali Elisa Venturini e Valeria Mantovan per chiarire il ruolo della Regione Veneto nell’iniziativa e verificare eventuali finanziamenti pubblici destinati alla pubblicazione. «Chi detiene deleghe fondamentali come l’Istruzione e l’Ambiente ha il dovere istituzionale e morale di promuovere una cultura ambientale fondata sulle evidenze scientifiche», sostengono i due esponenti del Pd.
Anche CGIL Belluno e FLC CGIL Belluno chiedono il ritiro delle copie distribuite negli istituti scolastici. In una nota congiunta, le organizzazioni sindacali contestano non solo il contenuto del volume, ma anche le modalità della sua diffusione, avvenuta, sostengono, senza un preventivo coinvolgimento dei collegi docenti e dei consigli di classe. Secondo i sindacati, un tema complesso e centrale come quello del cambiamento climatico dovrebbe essere affrontato facendo riferimento alla ricerca scientifica e con il coinvolgimento della comunità scolastica. Per questo chiedono chiarimenti a Comune e Regione sull’utilizzo di risorse pubbliche per la distribuzione del volume.
Sulla questione è intervenuto infine anche Davide Noro, insegnante e segretario del Partito Democratico di Belluno, che ringrazia gli studenti per aver portato all’attenzione pubblica il caso e definisce «gravissimo» quanto accaduto nelle scuole del territorio. Per Noro, la vicenda pone interrogativi sul ruolo della scuola nella formazione del pensiero critico e sulla responsabilità delle istituzioni nella scelta dei materiali proposti agli studenti.




