Prima il rigore neutralizzato da Ernestas Lysionok ad Arzignano, fondamentale per sigillare il passaggio del turno in Coppa Italia. Poi la prestazione monumentale di Luca Sonzogni a Gorgonzola, dove il portiere originario di Cremona ha respinto otto dei nove tiri nello specchio, scoccati dalla Giana Erminio, contribuendo in maniera determinante alla rimonta culminata nel 2-1 finale. Dietro alle parate, però, c’è un lavoro quotidiano. E, in questo senso, il preparatore dei portieri della Dolomiti Bellunesi, Manuel Marchiori, conosce bene il valore della semina, per poi puntare al raccolto all’interno dei 90 minuti.
«Sonzogni ha già una certa esperienza in Serie C – afferma proprio Marchiori -. Con due campionati alle spalle, uno dei quali vissuto da titolare, ha acquisito sicurezza e, qui da noi, è arrivato con l’impronta del portiere affidabile. Può migliorare, ma vanta già un buon bagaglio». In Lombardia, il numero 12 con un passato nell’Ospitaletto Franciacorta si è reso protagonista di un pomeriggio da antologia, nobilitato da almeno cinque interventi di elevata difficoltà. «La prova sfoderata contro la Giana è frutto del lavoro svolto durante la settimana e dell’impegno profuso da Luca. Parliamo di un ragazzo super disponibile: mi ascolta e si applica giorno dopo giorno», racconta Marchiori.
Se Sonzogni si prende la scena in campionato, Lysionok lascia il segno in Coppa Italia. Ad Arzignano, l’estremo difensore lituano, classe 2007, è riuscito a neutralizzare un penalty che ha spianato la strada della qualificazione al collettivo di mister Bonatti: «Ernestas è molto giovane, proviene da un vivaio importante come quello del Genoa. Si è integrato al meglio e parla benissimo l’italiano: tanto è vero che riesce a interagire al meglio con i compagni. Ha delle qualità di rilievo, ma anche lui deve migliorare su alcuni aspetti. E lo sa. In generale, si è messo a completa disposizione per dare vita a una buona annata e darci una mano».
Due portieri, due percorsi differenti e una caratteristica comune: la disponibilità a mettersi in gioco per alzare l’asticella. Marchiori si gode i primi riscontri, senza però perdere di vista il cammino che resta da compiere: «Le prestazioni dei ragazzi sono gratificanti, anche perché sono frutto di quanto impostato nei giorni precedenti alla partita. Quando non si subiscono gol, in virtù del lavoro svolto, credo sia la miglior soddisfazione in assoluto».
Ma il ruolo, si sa, impone responsabilità talvolta eccessive e spesso trasforma una sbavatura in un episodio immediatamente visibile. Anche per questo, secondo Marchiori, l’approccio mentale diventa centrale: «Ciò che conta è vivere e interpretare l’eventuale errore come un punto di partenza per crescere e maturare ulteriormente». Perché tra i pali il talento può regalare una parata, il lavoro può costruire una certezza. E, quando arriva il momento, sono proprio quelle certezze a decidere da che parte va una partita.





